Morte sul lavoro a Casale, PSI e CGIL intervengono dopo la tragedia dell’operaio di 67 anni

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Morte sul lavoro a Casale in un cantiere Viacqua
Morte sul lavoro a Casale in un cantiere Viacqua

La morte sul lavoro a Casale riporta al centro il tema della sicurezza nei cantieri. PSI e CGIL intervengono dopo la tragedia dell’operaio di 67 anni morto nel cantiere Viacqua.

Morte sul lavoro a Casale, il dolore e le richieste di cambiamento

La morte sul lavoro di un operaio di 67 anni impegnato nel cantiere del depuratore gestito da Viacqua, scuote profondamente Vicenza e riporta al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza nei cantieri, del sistema dei subappalti e delle condizioni di lavoro per i lavoratori più anziani.

L’uomo, residente in provincia di Como e dipendente di una ditta esterna impegnata nella realizzazione di un nuovo impianto di essiccamento fanghi, sarebbe caduto da una scala durante il lavoro. L’allarme è scattato quando i colleghi, non vedendolo arrivare per la pausa pranzo, lo hanno trovato a terra privo di sensi. Inutili i soccorsi del 118. La Procura di Vicenza ha disposto sequestro dei materiali e autopsia per chiarire la dinamica dell’incidente.

Il PSI di Vicenza, riunito proprio nelle stesse ore per l’attivo provinciale, ha espresso dolore e vicinanza alla famiglia del lavoratore, parlando dell’ennesima tragedia che la società non è ancora riuscita a fermare.

Il segretario provinciale Luca Fantò, a nome del PSI-Avanti!, ha ricordato come la sicurezza sul lavoro debba restare una priorità assoluta, in un territorio che continua a registrare episodi drammatici.

Molto dura anche la posizione della CGIL Vicenza, che punta il dito contro due elementi considerati strutturalmente critici: il sistema dei subappalti e l’età avanzata dei lavoratori impiegati nei cantieri.

Per Riccardo Martin, segretario generale della Fillea CGIL Vicenza, è inaccettabile che una persona di 67 anni sia ancora costretta a lavorare in edilizia, spesso per necessità economiche, invece di vivere la pensione.

Martin denuncia inoltre la catena dei subappalti “a cascata”, dove si concentra il maggior numero di infortuni: un sistema che, secondo il sindacato, moltiplica le zone d’ombra, rende più difficili i controlli e abbassa di fatto gli standard di sicurezza.

Ancora più netto il giudizio di Giancarlo Puggioni, segretario della CGIL Vicenza, che parla di una situazione nazionale ormai insostenibile: quasi 300 morti sul lavoro nei primi quattro mesi dell’anno.

Per Puggioni, la combinazione tra frammentazione degli appalti e innalzamento dell’età anagrafica nei cantieri rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio.