
La vicenda degli alunni della Arpalice Cuman Pertile, scuola di Marostica, coinvolti in attività didattica a Trento incentrata sulla conoscenza della cosiddetta rotta dei Balcani e delle condizioni dei migranti resta al centro del dibattito politico e non solo.
Alcuni cittadini di Marostica, infatti, hanno organizzato una raccolta firme a sostegno degli insegnanti dell’istituto. Presso un banchetto allestito in un bar del comune sono state raccolte quasi 400 firme. Ad esprimere solidarietà famiglie, esponenti del volontariato, politici del centrosinistra e molti studenti. La petizione ha avuto l’appoggio anche dell’Unità pastorale – l’unione tra parrocchie – di Marostica-Pianezze.
Tuttavia è la politica a farsi carico di commentare questa vicenda, mostrando uno schieramento piuttosto netto: i partiti di centrodestra l’hanno etichettata come forma di plagio dei più piccoli, messi a contatto con una realtà non alla portata delle loro capacità di interpretazione; le forze di centrosinistra, invece, hanno difeso l’operato degli organizzatori, chiedendo che venga rispettata la libertà didattica.
La polemica è partita dalla Lega con l’eurodeputata Cisint e il senatore Dreosto che hanno chiesto lumi al Ministero dell’Istruzione e del Merito il quale, tramite l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, ha avviato verifiche per accertare – come abbiamo riportato – le modalità didattiche delle attività.
A tanto sembra reagire il Pd Veneto, già intervenuto nelle scorse ore. “Dopo le polemiche violente e indegne scatenate nei giorni scorsi sull’iniziativa della scuola primaria di Marostica, credo sia doveroso un punto di chiarezza istituzionale, visto che la libertà di insegnamento è garantita dall’articolo 33 della Costituzione e che l’autonomia scolastica è tutelata dalla legislazione vigente”, dichiara la consigliera regionale vicentina del Partito Democratico, Chiara Luisetto, che sulla vicenda ha reso noto oggi di aver presentato un’interpellanza, sottoscritta da tutto il gruppo del Pd, al presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani e la giunta.
Questo, per capire “se da parte loro c’è o meno l’intenzione di prendere le distanze dalla campagna denigratoria condotta da esponenti della maggioranza di governo tanto a livello nazionale che in Veneto“, ha aggiunto la consigliere vicentina.
La Luisetto ha rimarcato ancora una volta come la scolaresca sia stata esposta a una campagna d’odio e ha aggiunto: “Chiediamo se la Giunta condivida l’iniziativa del Ministero dell’Istruzione di avviare verifiche ispettive nei confronti di una scuola che ha operato nel pieno rispetto delle normative vigenti e se ritenga tale iniziativa compatibile con i principi di autonomia scolastica e libertà di insegnamento“.
Luisetto e tutto il gruppo del Pd chiedono, infine, “a Stefani e all’assessore regionale all’istruzione Valeria Mantovan, quali azioni intendano intraprendere per tutelare la libertà di insegnamento e l’autonomia delle istituzioni scolastiche venete da indebite ingerenze politiche”.
Sulla vicenda della Arpalice Cuman Pertile interviene anche il Movimento 5 Stelle, con Simone Contro e Gedorem Andreatta, coordinatori rispettivamente del Veneto e di Vicenza. Nel mirino, in particolare, Lega e Fratelli d’Italia: “Siamo davanti a un attacco irresponsabile che non colpisce solo le insegnanti, ma delegittima la scuola pubblica e il lavoro quotidiano di chi educa le nuove generazioni. È un metodo squallido: prendere un’attività condivisa con le famiglie, distorcerla e usarla come clava per alimentare paura, consenso facile e propaganda”.
E ancora: “Definire indottrinamento un’esperienza costruita per sviluppare consapevolezza, capacità di ascolto e senso di umanità è una falsificazione politica prima ancora che culturale.
Il M5S Veneto esprime pieno sostegno alle docenti, alla dirigenza scolastica e a tutta la comunità educativa di Marostica. Chi oggi punta il dito contro la scuola per ottenere visibilità elettorale si assume una responsabilità gravissima: avvelena il clima pubblico, alza la tensione sociale e delegittima chi educa usando i bambini come strumenti di propaganda”, concludono Contro e Andreatta.



































