Sanità Vicenza, estate calda: dai “travasi” dei medici ai conti delle Ulss, passando per gli Oss nelle scuole

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Medici veneti

Il mondo del lavoro nella sanità di Vicenza e provincia vive momenti di forte tensione in questi giorni, con diversi fronti caldi, su tutti il paventato impiego dei medici degli ospedali anche nella case di comunità del territorio per coprire i turni assistenziali.

La possibilità ha scatenato una polemica politica e sindacale con al centro della questione la denuncia di una presunta riorganizzazione interna attuata dai vertici dell’Ulss 8 Berica e dell’Ulss 7 Pedemontana per far fronte alla carenza di personale.

Alcuni esponenti politici regionali dell’opposizione, tra cui la consigliera regionale Pd Chiara Luisetto e il consigliere Avs Carlo Cunegato hanno sollevato la questione e annunciato interrogazioni formali alla giunta regionale del Veneto e all’assessore alla Sanità Gino Gerosa, sollevando forti preoccupazioni.

Spostare gli specialisti sul territorio per coprire le carenze delle Case della Comunità finirebbe per “scoprire” i reparti ospedalieri, già in forte sofferenza di organico e in un contesto generale che vede alcune specializzazioni della sanità della provincia di Vicenza, come l’Emergenza e il Pronto Soccorso, già segnate da una forte dipendenza dai medici “gettonisti” delle cooperative esterne.

Il punto è: recentemente sul territorio si sono registrate inaugurazioni di nuove strutture previste dal Pnrr o di prossima inaugurazione, come nel caso della Cittadella di Corso San Felice a Vicenza, senza però avere assunzioni dedicate, ma semplicemente “travasando” il personale già insufficiente da un servizio all’altro.

Sanità Vicenza e provincia: “travaso” di medici bocciato dai sindacati

Su questo tema, si registra la posizione del sindacato Cimo Fesmed. Una posizione netta, “i medici ospedalieri non possono lavorare nelle Case di Comunità” e “fondata sia sul rispetto del contratto nazionale che su ragioni organizzative”.

Per questo, considera “inaccettabile” che alcune aziende sanitarie, come quelle di Vicenza e Bassano del Grappa, chiedano ai medici ospedalieri di lasciare i reparti per coprire turni nelle nuove strutture territoriali: “È una iniziativa pericolosa, che potrebbe allargarsi ad altre Regioni”, spiega il sindacato.

Secondo Cismo Fesmed, il contratto collettivo nazionale esclude che i medici che operano nei presidi ospedalieri possano essere coinvolti in servizi fuori sede. “Non è ipotizzabile – dichiara Guido Quici, presidente della Federazione Cimo Fesmed – che, per far funzionare le Case di Comunità e non perdere i fondi del Pnrr, si pensi di utilizzare a costo zero i medici ospedalieri e non coloro che dovrebbero ricoprire questo ruolo, ovvero gli specialisti ambulatoriali. Una strada, questa, che prevede costi maggiori, ma nella legge di Bilancio del 2022 sono stati stanziati oltre due miliardi per finanziare il personale destinato alle nuove strutture territoriali. Che fine hanno fatto”?

Oss nel Servizio di integrazione scolastica: sit-in Cgil all’ospedale di Santorso

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Altra grana per la sanità a Vicenza e nei comuni della provincia è rappresentata dal servizio di integrazione scolastica per il quale il personale impiegato è prevalentemente costituito da Operatori Socio-Sanitari.

La Cgil Vicenza denuncia “condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori in appalto non più accettabili” e ha organizzato allo scopo un sit-in di fronte all’ospedale di Santorso domani, giovedì 4 giugno a partire dalle 18.

Tra le criticità segnalate, spiccano le ore retribuite vincolate alla presenza effettiva dell’alunno seguito. Dunque con diminuzione della retribuzione in caso di assenze prolungate. Ma anche la concomitanza di incarichi in più sedi, con conseguenti spostamenti a carico del lavoratore.

“L’alta imprevedibilità dell’orario di lavoro, della retribuzione e degli spostamenti di sede fanno sì che molti OSS considerino l’incarico nell’integrazione scolastica una fase transitoria, da lasciare non appena si presenti un’opportunità più vantaggiosa, e facendo venir meno la garanzia di assistenza ad alcuni alunni fragili, costretti a rimanere a casa”, precisa la Cgil.

All’origine di tali dinamiche – spiega ancora il sindacato – c’è il modello di affidamento del servizio, tramite appalti.

Le conseguenze di questo sistema si riflettono sulla qualità complessiva del servizio di integrazione scolastica. “È necessario e urgente intervenire sul quadro regolatorio e contrattuale: occorre prevedere nei capitolati una quota di ore retribuite garantite indipendentemente dalla presenza dell’utente anche attraverso l’implementazione di attività non frontali e formazione. Le lavoratrici e i lavoratori in appalto hanno diritto alle stesse tutele dei lavoratori dipendenti Ulss”, ha dichiarato Andrea Campagnolo della FP Ccgil di Vicenza.

“Così com’è attualmente, il sistema di erogazione dei servizi di integrazione scolastica, fondamentali per fornire supporto agli alunni fragili e alle loro famiglie, non funziona. E diventa doveroso che la Regione si faccia carico di affrontare il problema, cambiando i meccanismi e investendo risorse”. La presa di posizione è della consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione sociosanitaria, Chiara Luisetto.

Azienda Zero, in Ulss venete buco di oltre 500 milioni di euro

Per chiudere il quadro, sempre la consigliere regionale vicentina dal Pd, Chiara Luisetto, interviene su un altro aspetto che interessa tutta la regione, comprese le Ulss della provincia di Vicenza: “Dal confronto sul bilancio consuntivo di Azienda Zero è emersa l’esistenza di un’enorme voragine economica che supera i 500 milioni di euro e che corrisponde alla somma dei conti in rosso delle singole Ulss venete”.

La Luisetto, che è anche vicepresidente della Commissione sanità, concentra poi l’attenzione sulle aziende sanitarie della provincia di Vicenza: “Per la Ulss 7 Pedemontana, il 2025 si chiude con un passivo di oltre 14,6 milioni di euro, mentre la Ulss 8 Berica si ritrova in rosso di ben 43,4 milioni”.