Pfas negli alimenti in Veneto: la Regione va in stand-by. Se è emergenza si saprà a settembre. Luisetto (Pd): “Così, lecito temere problemi”

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La questione della presenza dei Pfas negli alimenti in Veneto va in stand-by. I molti interrogativi sollevati nelle ultime settimane dovranno attendere settembre per trovare – si spera – una risposta.

Da quanto abbiamo potuto appurare, infatti, ad agosto non sono previste sedute del consiglio regionale e anche le commissioni consiliari vanno in pausa. I consiglieri regionali, in particolare quelli vicentini, hanno presentato delle interrogazioni nei giorni scorsi. I quesiti sollevati attendono risposte.

Pfas negli alimenti in Veneto, Luisetto: “Così, lecito temere che ci sia qualcosa che non va”

Interrogazioni, dicevamo, come quelle presentate dai gruppi Resistere Veneto (con il vicentino Lovat) e dal Partito democratico.

I consiglieri dem hanno fatto notare che la carenza dei dati “parziali” (sono stati infatti comunicati solo quelli relativi ai prodotti alimentari di origine animale, ndr) persiste, dal momento che la Regione ha diffuso solo un documento di sintesi e non il rapporto tecnico integrale.

L’interrogazione chiede chiarezza sui tempi entro i quali la Regione intenda rendere disponibili i dettagli per la parte “animale” e “il cronoprogramma di completamento del Piano per le filiere vegetali e lo stato dei follow-up sulle aziende interessate dai blocchi”.

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Chiara Luisetto, consigliera del Pd in Regione Veneto

La consigliera regionale del Pd, Chiara Luisetto, anche vicepresidente della commissione consiliare Sanità, commenta oggi: “Ho parlato mesi fa con la direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare e Veterinaria regionale e mi avevano anticipato che i dati non erano pronti e completi, come poi è emerso anche la settimana scorsa alla presentazione dei dati (leggi qui). È lecito sospettare che ci sia qualcosa che non va, più la Regione attende – ha aggiunto la consigliera – e più lascia i cittadini nell’incertezza e nell’insicurezza”.

Tra i punti dell’analisi pubblicata dalla Regione Veneto, a destare particolare preoccupazione è la diffusione delle carni sul mercato da parte di quelle aziende (sono 8, ndr) presso le quali sono stati registrati valori oltre limite di Pfas, quando e in quali quantità, prima che scattasse il blocco della commercializzazione.

“Su aspetti come questo e altri – ha commentato Chiara Luisetto – non sappiamo nulla e, di conseguenza, a quale grado di allarme fare riferimento e quale risposta istituzionale sollecitare”.