Masterplan Vicenza 2030 approvato. Colombara: “mancato coinvolgimento del Consiglio”. Opposizione: “passare dalle parole ai fatti”

Raffaele Colombara, più che sui contenuti del Masterplan, si è focalizzato sul principio di “serietà istituzionale“, lamentando in sostanza una mancanza di coinvolgimento del Consiglio comunale

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Rigenerazione urbana con distribuzione e proprietà delle aree degradate secondo il Masterplan 2030

Durante il Consiglio Comunale odierno è stata trattata l’Approvazione del documento di visione strategicaMasterplan Vicenza 2030”. Nel gennaio scorso erano stati organizzati gli Stati Generali dell’Urbanistica, durante i quali erano presenti circa 150 stakeholders locali che hanno fornito il loro punto di vista attraverso un lavoro di condivisione e confronto.

Lo scorso 23 luglio, durante il Consiglio comunale, il sindaco Giacomo Possamai aveva illustrato il Documento del Sindaco relativo al Piano degli Interventi 2026 che, ai sensi dell’art. 18 della L.R. Veneto 11/2004, aveva aperto la fase di concertazione e partecipazione per il Piano degli Interventi 2026, individuando sei grandi temi: rigenerazione della città consolidata e gestione delle previsioni urbanistiche decadute; riqualificazione e ammodernamento del distretto produttivo di Vicenza Ovest; utilizzo dei crediti edilizi come strumento di rigenerazione urbana; valorizzazione del territorio agricolo e del rapporto “Città-Campagna”; gestione degli impatti urbanistici e sociali della TAV; aggiornamento e gestione dello strumento urbanistico.

A seguito di ciò, a inizio agosto è stato presentato il report finale del Masterplan Vicenza 2030, alla presenza dell’assessore allo sviluppo economico e al territorio Cristina Balbi e del dirigente del settore urbanistica del Comune di Vicenza Riccardo D’Amato.

Oggi al Consiglio comunale, Balbi ha tenuto l’introduzione al Masterplan, dichiarando come il documento rappresenti uno strumento di indirizzo strategico, che da un lato va a concretizzare gli impegni presi durante la campagna elettorale e dall’altro cerca di rendere reale la Vicenza del futuro.

Balbi ha affermato come la metodologia seguita abbia visto il coinvolgimento di Consigli di quartiere, consiglieri interessati, portatori d’interesse, categorie economiche, ordini professionali e istituzioni culturali.

La parola è passata a Stefano Recalcati, project director di Arup Italia, società di ingegneria con sede a Milano che ha avuto l’incarico di redigere il Masterplan Vicenza 2030 e, per fare ciò, è stata impegnata per circa un anno e mezzo.

Report di visione strategica per la Vicenza del futuro

La proposta metodologica di Arup per la redazione del Masterplan Vicenza 2030 ha previsto di organizzare il progetto in tre fasi: analitica ricognitiva, operativo-strategica e di rendicontazione. La strategia si articola in quattro paesaggi contemporanei – dell’abitare, del sapere e del saper fare, dell’acqua, città-campagna– “che rappresentano matrici generative di progetti e politiche”; ne emergono un’unica visione, quattro paesaggi, e poi venti obiettivi e sessanta azioni specifiche che nascono dall’intersezione tra i paesaggi.

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I quattro paesaggi dell’analisi convergono nella visione generale integrandosi e definendo un disegno unitario per la trasformazione di Vicenza

I tre ambiti di azione del Masterplan Vicenza 2030

Il focus delle proposte progettuali si è concentrato su tre ambiti di città “in cui era possibile prevedere maggiormente la contemporaneità dei quattro paesaggi“: lo spazio urbano tra viale Trento e via Divisione Julia, che comprende tra le altre l’ex Consorzio agrario, l’ex Baronio, l’ex Piano particolareggiato n. 9; lo spazio urbano compreso tra le vie Mercato Nuovo e Battaglione Val Leogra, che interessa il Mercato ortofrutticolo, l’ex agenzia delle Dogane e Monopoli e le altre aree interposte; lo spazio urbano che ricomprende l’area dell’ex Lanerossi e le aree e le strutture a funzione pubblica (scuola Maffei, Parrocchia Sant’Antonio ai Ferrovieri) fino al fiume Retrone.

Area 1 - Ex Consorzio Agrario e PP9
Area 1 – Ex Consorzio Agrario e PP9

La discussione in Consiglio comunale: l’opposizione

Ad aprire la discussione sul Masterplan Vicenza 2030, il consigliere FdI Nicolò Naclerio ha esordito chiedendo cosa effettivamente si dovesse approvare, dato che il documento fornisce una visione strategica ma nessuna scelta concreta, in particolare per quanto riguarda la sicurezza della città, gli alloggi sfitti e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Stefano Notarangelo ha evidenziato la mancanza di una pianificazione sulla base delle priorità di recupero delle aree, necessario individuare cioè da quale area partire per la rigenerazione; il consigliere ha chiesto infine quale sia il consumo di suolo previsto per la riqualificazione.

Liliana Zocca, pur sottolineando la necessità di una visione strategica per la città di Vicenza, ha lamentato la mancanza di elementi fondamentali da avere per poter fare scelte, ovvero tempi certi, risorse necessarie, priorità in particolare per quanto riguarda l’emergenza abitativa. La consigliera teme il fatto che la rigenerazione di determinate zone porti con sé una speculazione edilizia per quanto riguarda le case che diventerebbero inaccessibili economicamente.

Sull’area del Mercato Nuovo, in particolare, Zocca ha ricordato che fin dal suo insediamento, l’assessore Balbi lo reputava un luogo da rigenerare, “dunque cosa è stato fatto dal 2023 a oggi e il Masterplan cosa aggiunge?”.

Marco Zocca, tra l’altro anche ex assessore all’Urbanistica, ha ironizzato sul fatto che se il documento rappresenta una visione strategica, forse andava fatto prima di tutti gli altri piani urbanistici, tra cui i PAT, i PI e i PUMS. “In campagna elettorale avete fatto una promessa elettorale che ci è costata 115mila euro, non è un piano obbligatorio, è un piano propedeutico, ma propedeutico non può essere visti i piani esistenti” ha chiosato Zocca.

In particolare sull’Ex Consorzio Agrario e PP9 si parla di un’estensione di 16,8 ettari che comprenderà residenze, alloggi per studenti e anziani, spazi per didattica e ricerca, laboratori e luoghi di lavoro condiviso. Sono previste anche funzioni sanitarie: nel rapporto dei Metaprogetti compaiono la clinica Villa Margherita e una struttura complementare.  Zocca ha messo in luce come attualmente più del 50% sia a verde, mentre nel progetto è riportato che ci saranno 135mila metri cubi di edilizia residenziale nuova, oltre al resto delle costruzioni.

“Alla fine se voi guardate, qua non c’è nessuna rigenerazione, qua consumate più area verde di quello che facevamo noi, perché il PP9, che conosco bene, non è questo, è molto più ristretto di questo qua. Lì c’era un parco di collegamento tra il consorzio e l’area Zambon, qui non c’è più il parco di collegamento, c’è il parchetto area Zambon, il resto mettete edifici da cima in fondo e coprite tutto il verde …ma non eravamo noi i palazzinari?” ha ironizzato l’ex assessore comunale.

Sul verde dell’area Ex Consorzio Agrario ieri avevamo raccolto anche il punto di vista del Comitato Albera-La città nuova Vicenza 2030 che, attraverso il portavoce Giovanni Rolando, richiedeva a gran voce di ricavare un’area verde di utilità pubblica all’interno del quartiere densamente urbanizzato.

La discussione in Consiglio comunale: la maggioranza

Di tutt’altro avviso, la Maggioranza ha invece messo in luce la bontà del progetto in quanto visione a lungo termine e strategia per la città. La consigliera Beatrice Giulia Restuccia ha evidenziato come il documento serva a fornire una visione che permetta ai singoli interventi di “inserirsi in un disegno più ampio”.

Alessandro Marchetti ha chiosato: “A fine 2022, al termine dell’Amministrazione Rucco, il presidente Ascom si lamentava che alcuni progetti andassero avanti e altri fossero fermi”, sollevando la questione che la società è in continua evoluzione e dunque gli stessi strumenti urbanistici devono evolversi costantemente.

Il consigliere Stefano Dal Pra Caputo, ricordando come la città sia stata in passato in balìa di un proliferare di rotatorie che sorgevano a seguito della messa a disposizione di fondi privati, ha affermato: “almeno adesso quando riceviamo una proposta dal privato riusciamo a fare qualche ragionamento in più sulle compensazioni”, evidenziando come nell’area Ex Baronio il Masterplan prevede che i fondi privati possano servire alla rigenerazione.

Raffaele Colombara e la mancanza di coinvolgimento partecipativo

Raffaele Colombara, più che sui contenuti del Masterplan, ha focalizzato il proprio intervento sul principio di “serietà istituzionale“, lamentando in sostanza una mancanza di coinvolgimento del Consiglio comunale

Pur definendo il documento “probabilmente il più importante tentativo di riflessione strategica sulla città prodotto negli ultimi anni”, infatti, il consigliere avrebbe auspicato un percorso di approfondimento più ampio proprio per l’obiettivo intrinseco del Masterplan, ovvero affrontare spazi e temi che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini.

Nel Documento del Sindaco, diffuso a luglio, si afferma come il Masterplan costituisca la cornice strategica entro cui far atterrare i nuovi processi operativi del Piano degli Interventi: “Allora oggi non stiamo discutendo soltanto una visione astratta. Stiamo discutendo il quadro entro il quale si formeranno molte delle future trasformazioni della città ha dichiarato Colombara, citando, inoltre le possibili operazioni di cui l’opinione pubblica già parla – abbiamo riportato ieri dell‘ipotesi che venga collocata Villa Margherita -.

Il consigliere ritiene necessario “mantenere il più possibile allineati il percorso istituzionale e i processi che si sviluppano sul territorio”, e ha affermato come alcune zone stiano già trovando una traduzione concreta attraverso processi, interlocuzioni e iniziative“, dunque il ruolo del Consiglio è ritenuto importante per “comprendere e accompagnare questi processi”.

La replica dell’assessore Balbi sul Masterplan Vicenza 2030

L’assessore competente ha concluso la discussione affermando che non ci sarà alcun consumo di suolo e che il documento servirà anche alle future amministrazioni: “Vogliamo essere attrezzati perché quando ci arrivano proposte possiamo fare delle controproposte che hanno avuto il vaglio del Consiglio comunale”.

Al termine: 21 voti favorevoli e 9 astenuti perché il documento enuncia parole ma pochi fatti; il progetto è dunque stato approvato.