CCIAA di Vicenza: nel secondo trimestre tornano a crescere produzione, fatturato e ordini

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La produzione industriale vicentina torna a crescere, dopo un lungo periodo con saldo zero o in lieve flessione: è questo il dato più significativo che emerge dalla nuova indagine congiunturale dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Vicenza (CCIAA), relativa al secondo trimestre dell’anno.

Più in dettaglio, l’incremento è stato del 2,9% rispetto al trimestre precedente e +2,6% rispetto ad un anno fa, con un effetto benefico, anche se meno marcato, anche per il fatturato, aumentato dello 0,8% su base trimestrale e del 2,2% su base annuale.

Il dato produttivo vicentino risulta peraltro migliore sia di quello medio del Veneto (+1,2%), sia di quello dell’Italia, che mostra un modesto +0,4%.

“Più in dettaglio – spiegano dalla CCIAA di Vicenza -, va rilevato comunque che sotto il profilo settoriale le variazioni tendenziali della produzione sono molto differenziate a conferma che la crescita complessiva della manifattura è fortemente disomogenea: sono positive per legno-arredo, chimica-gomma-plastica, metalmeccanica e concia mentre risultano in contrazione per alimentare, orafo e settore moda”, categorie queste ultime che risultavano in difficoltà nel primo trimestre.

CCIAA Vicenza: “Meglio nel secondo trimestre, grazie agli ordini”. Ma assunzioni non crescono. Ore di Cassa integrazione sì

Secondo la CCIAA Vicenza, il sitema produttivo ha beneficiato della ripresa degli ordini, sia dal mercato interno che dall’estero. I primi sono aumentati dell’1,7% rispetto al 1° trimestre dell’anno (ma il recupero è addirittura del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), mentre per le commesse provenienti dall’estero la crescita si attesta al 2,0% (+3,2% su base annuale).

Secondo il centro studi, però, la ripresa produttiva non ha avuto effetti sull’occupazione, che mantiene un andamento leggermente negativo. A fine giugno gli addetti nel settore manifatturiero erano pari a 147.964 unità, in riduzione sia rispetto a marzo (-620 unità) sia rispetto a giugno 2025 (-1.355).

Viene quindi ipotizzato che ci sia prudenza nelle assunzioni per via del permanere dell’incertezza degli scenari. Ma i dati sull’occupazione scontano anche la difficoltà nel reperimento di alcune figure professionali: secondo i dati Excelsior nel periodo luglio-settembre 2026 le imprese vicentine di tutti i settori richiederanno 19.110 nuove figure in entrata (in contrazione rispetto all’analogo periodo del 2025) ma l’assunzione sarà difficile in oltre metà dei casi (52%, il dato è ormai consolidato).

Inoltre, nonostante l’incremento di ordini e fatturato, il 2° trimestre ha registrato anche una decisa crescita delle ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni (CIG) rispetto ai primi tre mesi dell’anno, passando da 4,1 a oltre 5,05 milioni.

E il confronto con il dato del 2° trimestre 2025 mostra parimenti un incremento tendenziale del +9,5% (da 4,61 a 5,05 milioni di ore), segnalando che specifiche filiere continuano a necessitare di supporto.

Con riferimento al trimestre precedente, anche le ore della componente ordinaria (CIGO) sono incrementate passando da 3,7 a 4,26 milioni di ore, mentre quelle della componente straordinaria (CIGS) sono raddoppiate, passando da 391 mila a 785 mila ore. A Vicenza nel secondo trimestre non sono invece state autorizzate ore di CIG “in deroga”.

Nel secondo trimestre stabili le procedure per crisi d’impresa, crescono le nuove imprese e il credito

Per quanto riguarda l’apertura di procedure concorsuali nel 2° trimestre 2026, i procedimenti e le crisi d’impresa sono state complessivamente 69 (erano state 70 nei primi tre mesi dell’anno) mentre non si sono registrate nuove aperture di fallimento o concordati.

Sul fronte della demografia delle imprese nel territorio, nel 2° trimestre 2026 il saldo tra iscrizioni e cancellazioni al Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Vicenza è tornato positivo e pari a +392 (è stato di –555 nel 1° trimestre). Conseguentemente nei primi sei mesi del 2026 si è registrata una riduzione delle imprese registrate, ma non considerando le “cancellazioni d’ufficio” – frutto della pulizia amministrativa degli archivi – il saldo torna ad essere leggermente positivo (+53). In particolare, su base settoriale cresce il numero di imprese nei settori delle costruzioni, dei servizi alle imprese e del settore del credito-assicurazioni mentre diminuiscono le imprese del manifatturiero e del settore agricolo.

Un ulteriore segnale incoraggiante arriva dal sistema bancario, con un leggero incremento dello stock di credito al settore produttivo e un miglioramento anche del credito stesso (fonte Banca d’Italia in coordinamento con Unioncamere Veneto). Più in dettaglio, l’ultimo dato disponibile è al 31 marzo 2026: il livello dei prestiti vivi alle imprese vicentine era pari a 12,1 miliardi, in leggero aumento rispetto ai 12 miliardi del 31 dicembre 2025, mentre il tasso di decadimento dei prestiti – dopo il forte incremento progressivo fino a raggiungere il valore più elevato a fine 2025 (1,896) – a fine marzo era sceso a 1,489, un valore però ancora elevato. Si tratta di un indicatore che misura l’entrata “in sofferenza” dei crediti: la qualità aumenta anche se l’indicatore resta su livelli ancora alti.

Lo scenario, CCIIA Vicenza: “Prevale la prudenza”

“A livello di scenario – commenta CCIAA Vicenza -, è evidente che le tensioni geopolitiche in Ucraina e in Medio Oriente sembrano lontane dal trovare una soluzione e l’economia vicentina risente in modo rilevante della difficoltà della Germania. A questo si aggiunge il tema dei costi dell’energia, che resta un problema soprattutto del nostro Paese.

Nonostante ciò – prosegue l’analisi finale della Camera -, l’export italiano cresce e c’è sicuramente un effetto positivo sugli investimenti legato alla fase di chiusura del PNRR e alla semplificazione del piano Industria 5.0. Non è però agevole capire se si possa parlare di un inizio di una nuova fase, o se si tratti di un rimbalzo dopo molti trimestri di stagnazione.

In questo contesto, a fine giugno i giorni di produzione assicurati dagli ordinativi già raccolti sono 52,4 (con punte di quasi 77 giorni per le imprese oltre i 50 addetti). Il grado di utilizzo degli impianti si attesta al 72,2%, ancora lontano dal livello teoricamente ideale dell’80%, sebbene le imprese di maggiori dimensioni si avvicinino a tale soglia (78,2%). Le giacenze di prodotti finiti sono ritenute adeguate nel 75,3% dei casi.

Tutto considerando – conclude l’analisi -, la quota di imprenditori che prefigura un incremento produttivo nel breve periodo aumenta leggermente, passando dal 33,4% al 35,8%: anche questo un indicatore incoraggiante, sebbene prevalga ancora la prudenza“.