Fine vita in Veneto, Lovat vota contro e accusa: «È una partita politica nella Lega»

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Fine vita in Veneto, Davide Lovat interviene in Consiglio regionale

Davide Lovat annuncia il voto contrario sul fine vita in Veneto e sostiene che il confronto sia diventato una partita politica interna alla Lega.

Nel dibattito sul fine vita in Veneto, il consigliere regionale Davide Lovat, del gruppo Szumski Resistere Veneto, conferma il proprio voto contrario e accusa le forze politiche di avere trasformato il passaggio in aula in una conta interna al centrodestra. Il quadro giuridico resta quello definito dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, che ha individuato condizioni circoscritte di non punibilità dell’aiuto al suicidio.

L’intervento di Lovat si aggiunge alle numerose posizioni espresse alla vigilia e durante il voto. Fra queste c’è quella di Alessio Morosin su libertà, autodeterminazione e dignità, pubblicata nelle stesse ore. Le due dichiarazioni sono differenti e vengono riportate come valutazioni politiche dei rispettivi autori.

Fine vita in Veneto, le accuse politiche di Davide Lovat

Lovat sostiene che la risposta alla sofferenza debba essere affidata alla cura e alla vicinanza della comunità, non alla collaborazione al suicidio. Da questa impostazione fa discendere il proprio no al provvedimento, definendolo un voto “a difesa di un’idea di civiltà e di persona”. Si tratta della posizione etica e politica del consigliere, non di un fatto giuridico accertato.

Il rappresentante di Resistere Veneto osserva inoltre che la pronuncia della Consulta non ha introdotto un generale “diritto al suicidio”, ma ha delimitato un’area di non punibilità in presenza di condizioni precise. La sentenza richiede una decisione autonoma e libera, una patologia irreversibile, sofferenze reputate intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di assumere decisioni consapevoli, oltre alla verifica pubblica e al parere del comitato etico.

Su questa base Lovat afferma che il voto regionale non determinerebbe, da solo, l’introduzione del suicidio assistito in Veneto. Accusa quindi la sinistra di usare il provvedimento come una “bandierina culturale” e chiede alla Lega di chiarire la propria collocazione. Anche queste espressioni sono contestazioni di parte, che non possono essere assunte come descrizione neutrale delle intenzioni degli altri gruppi.

Il consigliere rivolge il proprio messaggio soprattutto all’elettorato cattolico, autonomista e tradizionale del centrodestra. A suo giudizio, un voto favorevole della Lega sarebbe incoerente con i valori dichiarati in campagna elettorale. Il passaggio più polemico riguarda l’accusa di un “blitz ideologico” compiuto con voti leghisti: un giudizio politico che spetterà al confronto in aula confermare o respingere.

La discussione sul fine vita in Veneto continua dunque a sovrapporre aspetti giuridici, sanitari, etici e di schieramento. La posizione di Lovat rappresenta il fronte contrario e insiste sulla protezione della vita e sul sostegno alle persone fragili; l’esito del provvedimento dipende invece dal voto complessivo del Consiglio e dalle regole applicabili.