Tatuaggi in Polizia, Trevisi (PD): «Regole diverse per donne e uomini discriminatorie»

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Tatuaggi in Polizia e discriminazione, Gianpaolo Trevisi

Trevisi interviene sul caso europeo dei tatuaggi visibili con la divisa e chiede di aggiornare in Italia i criteri di accesso alla Polizia.

Tatuaggi in Polizia e discriminazione tra donne e uomini: Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della Commissione Legalità, chiede una revisione delle regole italiane dopo le conclusioni dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-320/25. Il comunicato ufficiale della Corte riguarda una candidata esclusa dalla Polizia italiana per un piccolo tatuaggio sul polpaccio.

Il segno sarebbe risultato visibile con la gonna e le scarpe previste dalla divisa cerimoniale femminile, mentre sarebbe rimasto coperto dai pantaloni maschili. L’avvocata generale Tamara Ćapeta considera discriminatoria l’applicazione combinata del divieto di tatuaggi visibili e dell’obbligo di uniformi differenti in base al genere. Le sue conclusioni non equivalgono ancora alla sentenza definitiva della Corte.

Trevisi, che richiama la propria esperienza professionale nella Polizia, sostiene che disciplina e decoro non possano produrre requisiti diversi per persone chiamate a svolgere lo stesso lavoro. Nella sua valutazione, preparazione, equilibrio e capacità di servizio devono prevalere sulla presenza di un tatuaggio che non comprometta la funzione.

Tatuaggi in Polizia e discriminazione nei criteri di selezione

Il consigliere cita anche il caso di Arianna Virgolino, agente della Polizia Stradale esclusa per un tatuaggio al polso che, secondo la ricostruzione contenuta nella nota, era stato rimosso prima del servizio. Trevisi presenta l’episodio come esempio di una rigidità concentrata soprattutto nella fase di accesso.

La richiesta è rivolta al Ministero dell’Interno e al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, affinché intervengano senza attendere necessariamente la decisione finale europea. Una discussione più ampia sugli organici e sui criteri delle forze dell’ordine è presente anche nell’articolo sui nuovi agenti destinati a Vicenza.

La posizione politica di Trevisi coincide con l’orientamento espresso dall’avvocata generale, ma il giudizio conclusivo spetta alla Corte. Il caso sui tatuaggi in Polizia e discriminazione pone intanto una questione concreta: verificare se le norme sull’aspetto personale siano necessarie e proporzionate rispetto alle mansioni effettivamente svolte.