
Zucconi (FdI) richiama il peso della manifattura vicentina: industria al 44,2% del valore aggiunto e oltre 22 miliardi di export.
La manifattura vicentina genererebbe il 44,2% del valore aggiunto provinciale, quasi venti punti in più rispetto alla media nazionale. Il dato è richiamato da Enrico M. Zucconi, del Dipartimento Imprese di Fratelli d’Italia della provincia di Vicenza, sulla base di elaborazioni attribuite al Centro Studi Tagliacarne e a Unioncamere. Per il riscontro delle serie territoriali sono disponibili anche i dataset economici della Camera di commercio di Vicenza pubblicati da Unioncamere.
La nota indica poco meno di 12 mila imprese manifatturiere e circa 154 mila addetti nel Vicentino. Metalli, macchinari e pelle concentrerebbero quasi metà dell’occupazione del comparto, all’interno di una struttura produttiva che comprende anche carta, vetro, ceramica, farmaceutica, oreficeria, moda e tecnologie avanzate. Un quadro coerente con il ruolo dell’export, già al centro dell’analisi sui mercati internazionali dell’industria orafa vicentina.

Manifattura vicentina tra export, energia e capitale umano
Secondo Zucconi, con oltre 22 miliardi di euro di esportazioni Vicenza si collocherebbe al quarto posto tra le province italiane, dopo Milano, Firenze e Torino. La posizione espressa da FdI sottolinea soprattutto la continuità della vocazione industriale: il territorio era ai vertici nazionali già quarant’anni fa e conserverebbe oggi il primato per incidenza della manifattura sulla ricchezza prodotta.
Questa specializzazione distingue Vicenza dalle grandi aree metropolitane, nelle quali servizi, finanza e terziario assumono un peso maggiore. Il modello berico viene descritto come una rete diffusa di fabbriche, indotto e componentistica, con filiere capaci di sostenere investimenti in tecnologia e digitalizzazione.
La stessa concentrazione produttiva espone però il territorio a vulnerabilità specifiche. Le oscillazioni dei prezzi dell’energia e delle materie prime incidono direttamente sui margini aziendali, soprattutto nei comparti ad alta intensità energetica come la concia di Arzignano e la lavorazione dei metalli. Il divario dei costi rispetto ai concorrenti extraeuropei può quindi ridurre la competitività delle imprese.
L’altro nodo indicato da Zucconi è il capitale umano. Per difendere il peso della manifattura vicentina servono formazione tecnica, disponibilità di profili qualificati e gestione del ricambio generazionale. Sono valutazioni politiche contenute nella nota di Fratelli d’Italia; i numeri citati richiedono di essere letti secondo anno di riferimento e metodologia delle singole serie statistiche ufficiali.





































