
Bigon, Luisetto e Sambo contestano le risposte della Giunta sulla denatalità: copertura dei servizi all’infanzia ferma al 38 per cento.
La denatalità in Veneto e la disponibilità dei servizi per la prima infanzia sono al centro dell’intervento delle consigliere regionali del Partito Democratico Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto e Monica Sambo. Nella posizione diffusa dal Consiglio regionale del Veneto, le esponenti dem giudicano insufficiente la risposta della Giunta a una loro interrogazione.
Secondo i dati richiamati da Bigon, per il 2025 sono stati stanziati complessivamente 26,71 milioni di euro, quasi 9 dei quali provenienti dal Fondo statale zero-sei. L’offerta disponibile coprirebbe tuttavia circa 35 mila posti su un bacino di 90 mila bambini, pari al 38 per cento. La consigliera osserva che il traguardo europeo del 45 per cento resta distante senza nuovi investimenti strutturali.
Bigon, Luisetto e Sambo criticano anche alcune misure inserite nella programmazione triennale. Tra queste citano il “Kit Universale di Benvenuto”, un voucher una tantum da 250 euro con una dotazione stimata di 500 mila euro annui, che secondo i loro calcoli raggiungerebbe circa duemila famiglie. La “Settimana per la Famiglia” disporrebbe invece di 35 mila euro l’anno.
La discussione prosegue un confronto già aperto sulle risorse regionali, affrontato anche quando Luisetto aveva contestato il mancato aumento dei fondi per asili nido e scuole materne. In entrambi i casi la posizione è quella delle consigliere di opposizione e va letta nel quadro del dibattito politico regionale.
Denatalità in Veneto: le richieste su nidi e lavoro femminile
Le tre consigliere chiedono la gratuità dei nidi o, almeno, un calmieramento delle rette per le fasce medio-basse, insieme al potenziamento dei voucher. Sollecitano inoltre interventi sull’occupazione femminile e sulla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
La loro tesi è che costi elevati e servizi insufficienti possano spingere le donne ad abbandonare l’occupazione dopo la maternità. Da qui la richiesta di superare misure considerate episodiche e di costruire una strategia stabile, capace di affrontare insieme calo delle nascite, invecchiamento e accessibilità dei servizi educativi.



































