“Alcesti” di Euripide al Teatro Romano di Verona con la regia firmata da Filippo Dini

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Alcesti a Verona con Deniz Özdoğan e Aldo Ottobrino

Il 17 e 18 settembre la produzione di Fondazione Inda e Teatro Stabile del Veneto approda all’Estate Teatrale Veronese con Deniz Özdoğan.

Alcesti a Verona arriva il 17 e 18 settembre al Teatro Romano per la 78ª Estate Teatrale Veronese. La tragedia di Euripide è proposta nella nuova produzione della Fondazione Inda – Istituto nazionale del dramma antico e del Teatro Stabile del Veneto, con la regia di Filippo Dini. Informazioni e disponibilità sono pubblicate sul sito dell’Estate Teatrale Veronese.

Lo spettacolo rinnova la collaborazione tra due istituzioni impegnate nella rilettura contemporanea del teatro antico. La vicenda mette al centro Alcesti, che accetta di morire al posto del marito Admeto, trasformando il mito in una riflessione sul sacrificio, sull’amore e sul rapporto tra scelta personale e responsabilità.

L’appuntamento rientra nel calendario culturale regionale e si affianca alle produzioni del Teatro Stabile del Veneto, presente con progetti e spettacoli nelle principali città venete.

Alcesti a Verona, il mito antico interrogato dalla scena contemporanea

Filippo Dini costruisce la messinscena a partire dalla forza essenziale del testo euripideo. Nel ruolo di Alcesti è impegnata Deniz Özdoğan, mentre Aldo Ottobrino interpreta Admeto. La produzione porta al Teatro Romano il lavoro sviluppato dalla Fondazione Inda, storicamente legata alle rappresentazioni classiche di Siracusa.

Il contesto all’aperto del teatro veronese restituisce alla tragedia una dimensione collettiva. Il pubblico è chiamato a confrontarsi con domande che attraversano il testo: fino a che punto un gesto d’amore può diventare obbligo, quale prezzo comporta la sopravvivenza e come cambia chi riceve il sacrificio di un’altra persona.

Le due serate di Alcesti a Verona rappresentano uno degli appuntamenti conclusivi dell’edizione 2026. L’incontro tra la tradizione dell’Inda, la struttura produttiva del Teatro Stabile e la regia di Dini punta a mantenere intatta la tensione del mito, rendendola leggibile per gli spettatori contemporanei senza ridurla a semplice ricostruzione storica.