Stato dell’Unione, Save the Children: «Diritti dei minori al centro, online e alle frontiere»

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Diritti dei minori UE secondo Save the Children

L’organizzazione apprezza l’impegno sulla sicurezza digitale e chiede che le garanzie per bambini e adolescenti valgano anche nelle politiche migratorie.

I diritti dei minori UE devono orientare tanto le regole sulle piattaforme digitali quanto le decisioni in materia di migrazione e frontiere. È la richiesta formulata da Save the Children dopo il discorso sullo Stato dell’Unione, appuntamento istituzionale illustrato dalla Commissione europea nella pagina dedicata.

L’organizzazione accoglie favorevolmente l’impegno annunciato per ambienti digitali più sicuri e il richiamo alle imprese tecnologiche. Secondo Save the Children, servizi e prodotti online dovrebbero essere progettati fin dall’inizio tenendo conto della protezione, della privacy e del benessere di bambini e adolescenti.

La questione si inserisce in un dibattito più ampio sull’educazione e sulle disuguaglianze, affrontato anche nell’articolo dedicato alla posizione di Save the Children sulla scuola tecnico-professionale.

Diritti dei minori UE tra sicurezza digitale e politiche migratorie

Francesca Centola, esperta dell’organizzazione per la difesa dei diritti dei bambini nell’ambiente digitale, sostiene che i minori non debbano considerare inevitabili contenuti dannosi, meccanismi manipolativi o contatti indesiderati. La responsabilità, afferma, deve ricadere anche sui fornitori dei servizi.

Save the Children chiede che le eventuali restrizioni basate sull’età siano proporzionate e rivolte alle funzionalità realmente rischiose. I sistemi di verifica dovrebbero essere affidabili e rispettosi della privacy, accompagnati da educazione digitale per ragazzi e adulti.

Sul versante migratorio, Federica Toscano richiama il principio secondo cui i minori restano tali indipendentemente dallo status. L’organizzazione mette in guardia da procedure emergenziali che possano indebolire le garanzie in materia di asilo e chiede tutori nominati rapidamente, valutazioni delle vulnerabilità e capacità di accoglienza adeguate. Le richieste sono posizioni dell’organizzazione, rivolte a Parlamento europeo e Stati membri. Il punto comune è che i diritti dei minori UE non siano subordinati né alle logiche delle piattaforme né alla gestione delle frontiere.