Medici e migranti nei Cpr, Rifondazione: «Le valutazioni cliniche non siano intimidite»

21
Medici e migranti nei Cpr, assistenza sanitaria

Rifondazione Comunista interviene sulle perquisizioni riferite nei confronti di alcuni sanitari e difende l’autonomia delle valutazioni cliniche.

Il rapporto tra medici e migranti nei Cpr è al centro di una nota firmata da Rosa Rinaldi, responsabile nazionale Sanità di Rifondazione Comunista, e Stefano Galieni, responsabile nazionale Immigrazione. Sullo sfondo c’è il principio generale della tutela della salute richiamato anche dal Ministero della Salute.

Il partito riferisce che una ventina di medici sarebbero stati sottoposti a perquisizioni e interrogatori, precisando che non risulterebbero indagati. Secondo la ricostruzione diffusa, i sanitari avevano valutato incompatibili con il trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri le condizioni di salute di alcuni cittadini stranieri.

Le circostanze indicate nella nota non sono presentate come accertamenti giudiziari definitivi e richiedono quindi prudenza. Il tema della salute e della protezione delle persone migranti è stato affrontato anche nell’articolo sulle condizioni dei migranti tra accoglienza e lavoro.

Medici e migranti nei Cpr, la difesa dell’autonomia professionale

Rinaldi e Galieni sostengono che le valutazioni cliniche debbano rimanere indipendenti da pressioni politiche. Richiamano il giuramento professionale e affermano che il medico è chiamato a considerare sia le condizioni fisiche sia quelle psicologiche della persona visitata.

Rifondazione descrive i Cpr come luoghi problematici e cita i casi di autolesionismo, suicidio e uso di psicofarmaci segnalati nel dibattito pubblico. Si tratta di valutazioni politiche attribuite ai firmatari, non di una ricostruzione autonoma della redazione su singoli centri o procedimenti.

Il partito afferma che una diagnosi di incompatibilità può avere carattere preventivo e punta a evitare un peggioramento delle condizioni di salute. Da qui la richiesta di non trasformare le decisioni sanitarie in un terreno di intimidazione. La questione resta delicata perché coinvolge autonomia professionale, sicurezza, garanzie individuali e controllo giudiziario. Per Rifondazione, nel rapporto fra medici e migranti nei Cpr, il criterio prioritario deve rimanere la tutela della persona e la possibilità di esercitare la professione senza condizionamenti.