Morto Peter Max, maestro della Pop Art psichedelica dei ‘figli dei fiori’

25

(Adnkronos) – L’artista statunitense di origine tedesca Peter Max, diventato una delle figure più riconoscibili della Pop Art e dell’estetica psichedelica del movimento hippie dei ‘figli dei fiori’, è morto lunedì 14 settembre a Manhattan all’età di 88 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dal figlio Adam Max al “New York Times”. La causa del decesso non è stata resa nota, ma il giornale newyorchese ha riferito che l’artista soffriva da tempo di demenza.  

Con i suoi colori accesi, le forme fluide e le composizioni ispirate al cosmo, ai fiori e alla cultura popolare, Peter Max ha contribuito a definire l’immaginario della stagione del “flower power”. Le sue opere, immediatamente riconoscibili, sono comparse su poster, oggetti di uso quotidiano, copertine, francobolli e grandi progetti commerciali, diventando parte della controcultura visiva americana. Una delle attribuzioni più note legate al suo nome riguarda la copertina dell’album “Yellow Submarine” dei Beatles. L’opera viene talvolta attribuita a Max, che in un’intervista del 2012 sostenne di aver realizzato il progetto originale prima di affidarlo a Heinz Edelmann. L’attribuzione ufficiale della copertina dell’album del 1969 e del film “Yellow Submarine” resta tuttavia a Edelmann. La galleria Park West, che per anni ha rappresentato Max, ha descritto il suo contributo come un lavoro di consulenza preliminare. 

Nato il 19 ottobre 1937 a Berlino con il nome di Peter Max Finkelstein, in una famiglia ebrea, Max lasciò la Germania nazista ancora bambino insieme ai genitori. La famiglia si rifugiò inizialmente a Shanghai e successivamente soggiornò in Tibet, Israele e Parigi, prima di stabilirsi a New York quando Peter aveva 16 anni. Nella metropoli americana scoprì e approfondì la passione per i fumetti, il cinema e soprattutto il jazz. Dopo gli studi nelle scuole d’arte di New York, nel 1961 aprì uno studio di graphic design insieme ad alcuni amici. Il suo stile originale conquistò rapidamente agenzie pubblicitarie, editori e aziende. «Vedo tutto attraverso occhi arcobaleno», amava ripetere l’artista, sintetizzando così la sua particolare tavolozza e la sua visione del mondo. 

Alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta le sue immagini erano praticamente ovunque: poster nelle camere degli studenti, orologi, copriletti, vestiti, tazze e altri oggetti riproducevano fiori, figure stilizzate e motivi cosmici dai colori turchese, arancio e verde neon. Lo stesso Max raccontò di aver visto il proprio lavoro applicato a circa 70 linee di prodotti. La sua produzione si estese negli anni ben oltre la grafica. Max realizzò il primo logo di MTV negli anni Ottanta e fu scelto come artista ufficiale dei Mondiali di calcio del 1994 negli Stati Uniti. Le sue opere furono associate anche alle Olimpiadi, al Super Bowl, alla 500 Miglia di Indianapolis, alle World Series di baseball e ad altri grandi eventi. Un Boeing 777 e una nave da crociera furono inoltre trasformati in grandi supporti per la sua arte. 

Negli anni Ottanta Max tornò anche a concentrarsi su progetti più strettamente artistici. Nel 1981, su invito della first lady Nancy Reagan, dipinse alla Casa Bianca una serie di ritratti della Statua della Libertà, soggetto che avrebbe ripreso più volte nella sua carriera. 

La sua vita professionale fu accompagnata anche da controversie. Nel 1997 si dichiarò colpevole di frode fiscale dopo le accuse dell’amministrazione fiscale statunitense relative a oltre un milione di dollari di redditi non dichiarati. Fu condannato a due mesi di carcere, da scontare attraverso un programma di lavoro esterno, oltre al pagamento delle imposte arretrate e di una multa di 30mila dollari e a 800 ore di servizio alla comunità insegnando arte nelle scuole di Harlem. Negli ultimi anni anche la sua vita familiare era stata al centro di una disputa legale tra il figlio Adam e la seconda moglie Mary Max, morta nel 2019. Le parti si erano accusate reciprocamente di aver interferito nella gestione delle finanze e della vita dell’artista. “Ricorderemo la sua straordinaria creatività, il suo calore umano, la sua curiosità e il modo in cui vedeva la bellezza e le possibilità ovunque”, ha dichiarato il figlio Adam Max in un comunicato. “La sua arte è diventata parte della cultura americana, ma è l’uomo dietro quell’arte – il padre che abbiamo conosciuto e amato – la persona che ci mancherà di più”. (di Paolo Martini) 

cultura

webinfo@adnkronos.com (Web Info)