
Per le classi con alunni non italiani il CNDDU propone di superare l’automatismo delle percentuali e valutare percorsi, competenze linguistiche e risorse disponibili.
Le classi con alunni non italiani non dovrebbero essere organizzate soltanto attraverso un limite percentuale uniforme. È la posizione espressa dal Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani, che propone un modello di equilibrio educativo e territoriale capace di distinguere situazioni scolastiche molto diverse.
Il CNDDU osserva che il dato formale della cittadinanza non descrive da solo bisogni, competenze e percorsi degli studenti. Nella stessa definizione possono infatti rientrare ragazze e ragazzi nati e scolarizzati in Italia, alunni presenti da molti anni e studenti arrivati da poco, ancora impegnati nell’apprendimento della lingua italiana. Il tema si collega al più ampio dibattito sull’inclusione scolastica e sulle risorse necessarie alle scuole.
Il coordinamento richiama l’articolo 45 del Dpr 394 del 1999 e la soglia amministrativa del 30 per cento, sostenendo però che quel riferimento debba funzionare come segnale per attivare una valutazione concreta, non come meccanismo automatico di spostamento degli alunni. Secondo il presidente Romano Pesavento, la qualità dell’inclusione dipende dall’insieme delle condizioni educative, sociali e organizzative.
Fra gli elementi da considerare vengono indicati il livello di conoscenza dell’italiano, la continuità del percorso scolastico, la presenza di mediatori e docenti preparati, la composizione complessiva della classe e le caratteristiche del territorio. Anche distanza, trasporti ed età degli studenti dovrebbero entrare nelle decisioni quando esistono più scuole realmente accessibili.
Classi con alunni non italiani, dalla soglia alle risorse per l’inclusione
La proposta non elimina la necessità di evitare concentrazioni problematiche. Chiede invece che l’eventuale superamento della soglia apra un’istruttoria educativa: se nel territorio esistono alternative sostenibili, le iscrizioni possono essere riequilibrate senza compromettere la continuità didattica; quando le alternative non ci sono, devono aumentare automaticamente personale e strumenti.
Il CNDDU cita anche esperienze europee che attribuiscono maggiore peso alle competenze linguistiche e alle condizioni effettive degli istituti. In Francia l’attenzione, osserva il coordinamento, è rivolta in particolare agli alunni allofoni appena arrivati; in Spagna la distribuzione equilibrata viene accompagnata dalla disponibilità di risorse e interventi di sostegno.
Il punto centrale è evitare che una percentuale uguale per tutti produca effetti diversi e talvolta penalizzanti. Una scuola con insegnanti specializzati, mediazione linguistica e servizi territoriali non affronta infatti le stesse difficoltà di un istituto privo di supporti, anche quando il numero degli studenti con cittadinanza non italiana è identico.
Per Pesavento, la programmazione dovrebbe quindi diventare nazionale nei principi ma adattabile ai contesti locali. Il tetto numerico resterebbe un indicatore utile, mentre la decisione finale dipenderebbe da una valutazione documentata dei bisogni e delle opportunità disponibili. L’obiettivo dichiarato è tutelare insieme apprendimento, inclusione e stabilità dei percorsi scolastici.































