Scuola e disabilità, il CNDDU: «Sull’inclusione nessun arretramento nel 2026-2027»

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Inclusione scolastica, Romano Pesavento presidente del CNDDU

Il CNDDU respinge ogni ipotesi di separazione degli studenti con disabilità e chiede organici, continuità didattica, servizi e PEI realmente efficaci.

L’inclusione scolastica non può arretrare per compensare carenze organizzative, di personale o di servizi. È la posizione espressa dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che interviene sul dibattito relativo all’anno scolastico 2026-2027 e respinge eventuali soluzioni che separino gli alunni con disabilità dalle classi frequentate dai compagni.

Il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, richiama i principi della legge 104 del 1992 e del decreto legislativo 66 del 2017. Per il Coordinamento, la presenza degli studenti con disabilità nelle classi comuni è un elemento strutturale del sistema educativo e non una concessione subordinata alla disponibilità contingente delle risorse.

Il nodo riguarda soprattutto la mancanza di docenti specializzati, la discontinuità nell’assegnazione del sostegno, i servizi non sempre adeguati e l’attuazione incompleta dei Piani educativi individualizzati. Problemi che richiedono risposte di sistema. Anche nel Vicentino il tema dell’assistenza è emerso con la richiesta di una task force sugli operatori sociosanitari nelle scuole dell’Alto Vicentino.

Inclusione scolastica, personale e continuità al centro

Secondo il CNDDU, le inefficienze amministrative non devono essere scaricate sugli studenti più fragili o sulle loro famiglie. Separare gli alunni per rendere più semplice la gestione di bilanci e organici rappresenterebbe, nella valutazione del Coordinamento, un arretramento culturale oltre che educativo.

Tra le misure richieste figurano una programmazione strutturale degli organici, la continuità dei docenti di sostegno e una responsabilità condivisa dall’intero consiglio di classe. Il sostegno, sottolinea Pesavento, non può essere considerato un compito delegato a una sola figura professionale: l’inclusione coinvolge insegnanti curricolari, personale scolastico, servizi territoriali e famiglie.

Un altro punto riguarda il PEI, che deve tradursi in interventi effettivi e verificabili e non restare un adempimento formale. Il Coordinamento chiede quindi che lo Stato intervenga sulle carenze del sistema, tutelando il diritto allo studio e la partecipazione alla vita della classe.

Per il CNDDU l’inclusione scolastica misura la qualità complessiva della scuola. Garantire continuità, competenze e servizi non significa soltanto rispondere ai bisogni individuali, ma costruire un ambiente educativo capace di riconoscere le differenze senza trasformarle in motivo di esclusione.