Salute Direzione Nord: “Prevenzione, equità e innovazione leve per garantire diritto universale”

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(Adnkronos) – “La salute come diritto universale e come asset strategico capace di generare valore sociale ed economico per il Paese e di garantire ai pazienti le giuste cure”. È il filo conduttore della nuova edizione di Salute Direzione Nord, evento promosso da Fondazione Stelline e organizzato da Inrete – Relazioni istituzionali e comunicazione, giunto alla 29esima edizione e ospitato al Belvedere di Palazzo Lombardia a Milano. Prevenzione, nutrizione, oncologia, malattie rare, equità nell’accesso alle cure, digitalizzazione, intelligenza artificiale, ricerca e sviluppo e collaborazione pubblico-privato sono fra i temi principali al centro dei panel di discussione: “Leve diverse, ma interconnesse, di un unico ecosistema salute”, spiegano gli organizzatori dell’appuntamento. Una giornata di confronto tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, professionisti sanitari, mondo scientifico e accademico, associazioni dei pazienti e imprese del settore, con l’obiettivo di “approfondire le diverse dimensioni attraverso cui la salute può produrre benefici che vanno oltre l’ambito clinico, contribuendo alla qualità della vita delle persone, alla coesione sociale, all’innovazione e alla competitività del sistema Paese. Una prospettiva che supera una lettura della sanità legata esclusivamente alla spesa e alla sostenibilità economica”, perché “investire in salute significa creare valore, rafforzando la capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere ai bisogni dei cittadini e, al tempo stesso, sostenendo lo sviluppo sociale ed economico del Paese”. 

Ad aprire i lavori, riporta una nota, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. “L’invecchiamento della popolazione e l’emergere di nuovi bisogni – dichiara – ci impongono di ripensare il modello di assistenza, mettendo sempre di più la persona al centro, affinché si possa garantire una presa in carico che consideri il cittadino nella sua globalità. In questo percorso, prevenzione e corretti stili di vita sono fondamentali, così come lo sviluppo di una sanità sempre più territoriale, vicina alle persone e capace di utilizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. È una trasformazione che deve accompagnare il cittadino nelle diverse fasi e necessità della vita, senza contrapposizioni ideologiche. È con questo approccio che Regione Lombardia ha scelto di intervenire anche sul tema dei caregiver, mettendo a disposizione risorse importanti, circa 110 milioni di euro l’anno. E lo stesso principio di attenzione alla persona deve guidarci nell’affrontare un tema delicato come quello del fine vita: nel rispetto delle diverse sensibilità etiche e liberali e di quanto stabilito dalla Corte costituzionale, deve essere garantita la possibilità di scelta del cittadino. Regione Lombardia ha già definito le proprie linee guida, ma è necessaria una legge nazionale che assicuri un quadro chiaro e omogeneo su tutto il territorio”. 

“Sul fine vita – concorda l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso – è necessario arrivare a una legge nazionale che definisca un quadro chiaro e omogeneo. Le sentenze della Corte costituzionale rappresentano un riferimento fondamentale, che chi governa ha il dovere di rispettare, ma non possiamo demandare alla Corte il compito che spetta alla politica: assumersi la responsabilità delle decisioni, confrontarsi anche tra posizioni diverse e trovare una sintesi. Sarà necessariamente una legge frutto di una mediazione, come è accaduto per molte grandi questioni sociali del nostro Paese, ma l’importante è arrivare a una norma. Oggi la sanità è sempre più in rete e una materia così delicata non può essere lasciata alla capacità organizzativa delle singole strutture. Allo stesso tempo, al fine di ridurre al massimo le richieste di fine vita, abbiamo il dovere di garantire a ogni persona che soffre la migliore assistenza possibile, intervenendo in tutti gli ambiti in cui possiamo alleviarne la sofferenza e rispondere ai suoi bisogni. In questo quadro è centrale anche il ruolo dei caregiver, troppo spesso dimenticati nonostante rappresentino un pilastro fondamentale dell’assistenza: il loro lavoro deve essere riconosciuto e tutelato. Su questo abbiamo già una proposta normativa pronta e auspico che, trovate le necessarie coperture, possa essere approvata. Credo che la politica possa riuscire a trovare la stessa capacità di sintesi anche sul fine vita, auspicabilmente entro la fine della legislatura”. 

Durante i lavori – continua la nota – ampio spazio è stato dedicato al valore della prevenzione, in un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescita delle patologie croniche. “Anticipare i bisogni di salute, favorire diagnosi precoci, aumentare la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini significa non soltanto migliorare gli esiti di salute, ma contribuire alla sostenibilità complessiva del sistema”, è il messaggio. A confrontarsi sul tema, fra gli altri, Gian Antonio Girelli, membro della Commissione Affari sociali della Camera; Emanuele Monti, presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, Casa e Famiglia di Regione Lombardia; Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano; Danilo Cereda, direttore Uo Prevenzione della Dg Welfare di Regione Lombardia; Maria Grazia Colombo, direttore Generale Asst Fatebenefratelli Sacco Milano; Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia; e Andrea Gori, professore ordinario di Malattie infettive dell’università degli Studi di Milano. 

“La prevenzione non può essere considerata un capitolo accessorio alle politiche sanitarie, ma deve diventare il principio intorno al quale programmare l’intero sistema – afferma Monti – Investire nella diagnosi precoce, negli screening e nella promozione di corretti stili di vita significa tutelare la salute delle persone e ridurre il peso delle cronicità sui cittadini, sulle famiglie e sul servizio sanitario”.  

La prevenzione passa dall’alimentazione, come sottolineato nel panel ‘Promuovere la salute attraverso la nutrizione’, che ha portato al centro del dibattito il ruolo dell’alimentazione quale determinante di salute, insieme alla promozione di corretti stili di vita, fondamentali per la gestione delle principali sfide epidemiologiche. Tra gli interventi quelli di Elena Lucchini, assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia; Elena Murelli, componente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato; Simona De Stefano, direttore Ufficio 5 Nutrizione ed Etichettatura del ministero della Salute; e Riccardo Caccialanza, direttore della Struttura complessa di Dietetica e Nutrizione clinica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia. L’argomento alimentazione è stato affrontato anche dalla prospettiva delle disuguaglianze di salute con un focus dedicato a povertà e sicurezza alimentare, perché “l’accesso a un cibo sicuro e di qualità rappresenta un fattore che incide direttamente sulla salute delle fasce più fragili e sulla pressione esercitata sul sistema sociosanitario”. Il confronto ha coinvolto l’intera catena del valore, dai mercati all’ingrosso alla distribuzione, fino al welfare territoriale e al Terzo settore, al fine di individuare strategie di prevenzione e inclusione. 

Innovazione e accesso alle cure sono stati un altro grande asse della giornata, prosegue la nota. Un focus specifico è stato dedicato all’oncologia, uno degli ambiti in cui ricerca biomedica, diagnostica e innovazione terapeutica stanno rapidamente modificando le prospettive di cura e la qualità di vita dei pazienti. Al confronto hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni e alcuni dei principali esponenti del mondo clinico e scientifico, tra cui Giancarlo Pruneri, Diego Cortinovis, Andrea Sartore-Bianchi, Lorenzo Preda e Giulia Veronesi, insieme alle associazioni dei pazienti e al mondo dell’industria. A fare da ponte tra innovazione e diritto universale alla salute anche il tema delle malattie rare, per le quali “equità significa garantire diagnosi tempestive, percorsi assistenziali appropriati e accesso alle opportunità offerte dal progresso scientifico, indipendentemente dalla complessità o dalla rarità della patologia”. Ne hanno discusso, tra gli altri, Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Ssn del ministero della Salute; Alessandro Scardoni della Dg Welfare di Regione Lombardia; Lisa Noja; Chiara Valcepina; Annalisa Scopinaro, presidente Uniamo; e Tonino Aceti, presidente Salutequità, insieme ai rappresentanti dell’industria. 

La giornata ha poi destinato due momenti di confronto al presidente dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), Robert Giovanni Nisticò, e al vicepresidente e assessore al Bilancio e Finanza di Regione Lombardia, Marco Alparone, chiamati a intervenire sui principali temi legati al farmaco, all’innovazione, all’accesso alle terapie e alla sostenibilità economica. “La salute è un diritto – evidenzia Nisticò – ma è anche uno dei più importanti investimenti per il futuro del nostro Paese. Sappiamo che prevenzione, innovazione terapeutica, equità nell’accesso alle cure, trasformazione digitale e investimenti in ricerca e sviluppo possono generare benefici per la salute e, allo stesso tempo, rafforzare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la competitività dell’Italia. La sfida è tradurre l’innovazione in benefici concreti e accessibili per tutti i cittadini. Per questo dobbiamo continuare a costruire un sistema capace di innovare, garantire equità e mettere davvero al centro le persone, con strumenti e modelli regolatori capaci di evolvere insieme alla ricerca, coniugando sicurezza, appropriatezza e sostenibilità, e attraverso una strategia di lungo periodo e una collaborazione sempre più stretta tra le agenzie regolatorie europee e internazionali, in grado di rendere la filiera farmaceutica meno dipendente dagli equilibri geopolitici mondiali”.  

Per Alparone “il Pnrr ha accelerato un processo di trasformazione già avviato in Lombardia, sostenendo il rafforzamento della rete territoriale, l’ammodernamento delle strutture e l’innovazione tecnologica e digitale. La sfida della fase post-Pnrr – avverte – è trasformare questi investimenti in capacità strutturale del sistema, integrandoli nei modelli organizzativi e nei percorsi di presa in carico. Questo richiede un’evoluzione della programmazione, con maggiore integrazione tra ospedale e territorio, interoperabilità tra professionisti e servizi, valorizzazione dei dati e misurazione degli esiti. Una programmazione pluriennale e integrata consente di valutare gli investimenti non solo in termini di spesa, ma di valore prodotto in salute, appropriatezza ed efficacia, generando così le condizioni per la sostenibilità del sistema nel tempo”. 

Fra le sfide decisive per il futuro del Servizio sanitario nazionale, si è parlato anche di trasformazione digitale: “Dati, interoperabilità e intelligenza artificiale stanno modificando il modo in cui la sanità programma, organizza e gestisce i percorsi di cura, offrendo nuovi strumenti per supportare le decisioni, integrare i servizi e accompagnare l’evoluzione dei modelli assistenziali”. Il panel ‘Tra digitalizzazione e nuove strutture assistenziali, dati e Ai al servizio del valore’ ha messo a confronto, tra gli altri, l’europarlamentare e co-relatore dell’Ai Act Brando Benifei; Simona Loizzo, presidente dell’Intergruppo parlamentare Sanità digitale e Terapie digitali; Manuela Lanzarin, presidente della Commissione permanente nelle Politiche sanitarie, sociosanitarie e sociali della Regione Veneto; l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi; rappresentanti di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), Aifa, strutture sanitarie, mondo accademico e imprese. 

A chiudere il percorso il tema della collaborazione fra pubblico e privato come “fattore strategico per generare valore condiviso, accelerare l’innovazione e migliorare la capacità del sistema di rispondere a bisogni di salute sempre più complessi”. Un confronto tra istituzioni, management sanitario, ricerca e industria, “per individuare nuovi modelli di collaborazione capaci di coniugare sostenibilità, competitività e qualità dell’assistenza”. 

Salute Direzione Nord, conclude la nota, conferma così la propria “vocazione di luogo di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, associazioni, mondo accademico e imprese, con l’obiettivo di mettere a sistema competenze e prospettive differenti e individuare le condizioni affinché equità, prevenzione, innovazione e sviluppo possano procedere insieme. La salute non soltanto come costo da sostenere, dunque, ma come investimento e diritto universale: un asset strategico per le persone, per il sistema sanitario e per il Paese”. 

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