Terre rare a Porto Marghera, Sambo e Del Bianco chiedono audizioni su fondi e garanzie

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Terre rare a Porto Marghera, veduta dell'area industriale e portuale

Le terre rare a Porto Marghera riaprono il confronto politico in Veneto: i consiglieri Pd Monica Sambo e Alessandro Del Bianco chiedono audizioni sui finanziamenti, l’impatto ambientale e i posti di lavoro.

Il progetto sulle terre rare a Porto Marghera approda alla richiesta di un confronto nelle commissioni regionali. Monica Sambo e Alessandro Del Bianco, consiglieri del Partito Democratico, chiedono audizioni urgenti con gli assessori regionali competenti per lavoro e sviluppo economico, il Comune di Venezia, i sindacati e le categorie economiche. La loro posizione è illustrata nella nota diffusa dal Consiglio regionale del Veneto. Si tratta di una richiesta politica: le audizioni non risultano ancora convocate nella nota.

La discussione segue la candidatura di Porto Marghera a hub europeo per le materie prime critiche. Sambo e Del Bianco chiedono di chiarire le risorse effettivamente disponibili, il modello industriale e le ricadute occupazionali. Il riferimento a 14 milioni di euro compare nella loro dichiarazione come cifra da verificare e, secondo i due esponenti Pd, insufficiente rispetto alle ambizioni annunciate. Non è una valutazione definitiva del costo del progetto.

Terre rare a Porto Marghera: i quesiti su impianto e occupazione

Per Sambo, vicepresidente della commissione Lavoro, occorre capire se l’eventuale struttura svolgerebbe soltanto una funzione di deposito oppure comprenderebbe lavorazioni e altre attività capaci di creare occupazione stabile e qualificata. Chiede inoltre quali investimenti ulteriori sarebbero disposti a sostenere Regione, Governo e altri soggetti coinvolti. Del Bianco, vicepresidente della commissione Politiche economiche, si associa alla richiesta di audizioni nelle sedi competenti.

Il secondo nodo riguarda la compatibilità ambientale. Sambo richiama l’interrogazione presentata in giugno sulle caratteristiche dell’impianto ipotizzato, sulle sostanze movimentate e sugli effetti per il territorio. La consigliera ritiene necessarie garanzie verificabili per ambiente, salute e lavoratori prima di assumere impegni su un’area segnata da una lunga storia industriale. Sono richieste e valutazioni dei consiglieri, non accertamenti di un impatto già prodotto dal progetto.

L’annuncio della candidatura europea, dunque, non equivale all’approvazione di un impianto né alla definizione dei finanziamenti finali. Le audizioni sollecitate dal Pd servirebbero a mettere a confronto amministrazioni, rappresentanze del lavoro e imprese sui passaggi ancora aperti. Il seguito dipenderà dalle decisioni delle commissioni e dagli atti del percorso di candidatura.