
Le Fiamme Gialle ricostruiscono fatture per circa 450 mila euro attribuite a imprese ritenute prive di struttura operativa. Il procedimento è nella fase preliminare.
Un’indagine per frode fiscale a Cagliari nel commercio di abbigliamento ha portato all’esecuzione di un sequestro preventivo da 160 mila euro. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cagliari, su richiesta della Procura, ed eseguito dalla Guardia di Finanza. Il comunicato è stato diffuso attraverso la Sala stampa nazionale delle Fiamme Gialle.
Gli accertamenti del Nucleo di Polizia economico-finanziaria avrebbero ricostruito un sistema attivo tra il 2020 e il 2023. Al centro c’è una società con sede nel capoluogo sardo, che avrebbe contabilizzato fatture emesse da tre imprese considerate “cartiere”, con sedi nelle province di Oristano, Milano e Prato. Le tre attività, secondo gli investigatori, non disponevano di una reale struttura economica e operativa e le rispettive partite Iva sono state chiuse d’ufficio dall’Agenzia delle Entrate.
Il meccanismo ipotizzato presenta elementi già riscontrati in altre inchieste sulle fatture false e l’evasione fiscale tra più province: documenti relativi a operazioni ritenute inesistenti sarebbero stati utilizzati per abbattere artificialmente il reddito imponibile e le imposte dovute.
Frode fiscale a Cagliari, fatture per circa 450 mila euro
La Guardia di Finanza riferisce di avere esaminato centinaia di documenti fiscali, molti dei quali riportavano descrizioni generiche delle operazioni. Gli importi indicati sono stati confrontati con i flussi bancari e finanziari. I costi documentati dalle fatture contestate ammonterebbero complessivamente a circa 450 mila euro.
Solo una parte minima delle operazioni sarebbe stata regolata con bonifici tracciabili. Dalle scritture contabili delle quattro società coinvolte emergerebbero invece numerosi pagamenti in contanti, ciascuno sotto la soglia prevista dalla normativa valutaria. Questo elemento, valutato insieme agli altri riscontri raccolti, è stato considerato indicativo della possibile natura fittizia delle transazioni.
All’imprenditore viene contestata l’ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Per la società è stata inoltre ipotizzata la responsabilità amministrativa dell’ente prevista dal decreto legislativo 231 del 2001. Il sequestro ha riguardato disponibilità finanziarie sui conti della società e dell’imprenditore e un terreno edificabile appartenente al patrimonio societario, fino a raggiungere l’importo disposto.
L’indagine sulla frode fiscale a Cagliari è ancora nella fase preliminare. Le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva, mentre le contestazioni saranno sottoposte alle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria.






























