Violenza giovanile, il CNDDU propone diritto a scuola e un fondo nazionale da 300 milioni

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Diritto a scuola contro la violenza giovanile, Romano Pesavento del CNDDU

Dopo i fatti di Milano, il Coordinamento propone di affidare l’educazione civica ai docenti A-46 e di introdurre gradualmente un insegnamento autonomo di diritto.

Più diritto a scuola contro la violenza giovanile: è la proposta rivolta al ministro Giuseppe Valditara dal Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani, presieduto da Romano Pesavento. Il documento collega gli episodi di aggressività fra adolescenti alla necessità di rafforzare conoscenza delle regole, responsabilità personale e strumenti di cittadinanza. La posizione completa è pubblicata dal Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani.

Il CNDDU chiede che nelle scuole secondarie l’educazione civica sia affidata stabilmente ai docenti della classe di concorso A-46, Scienze giuridico-economiche. In una seconda fase propone un insegnamento autonomo di diritto, con ore e valutazione proprie, per superare l’attuale impostazione trasversale.

Il confronto sui contenuti civici è già presente anche in Veneto, dove sono state avanzate proposte per l’educazione alle relazioni e alla prevenzione della violenza. La richiesta del Coordinamento insiste invece sulla preparazione giuridica e sulla conoscenza delle istituzioni.

Diritto a scuola contro la violenza giovanile, il piano da 300 milioni

Per sostenere la riforma, il CNDDU propone un fondo nazionale di 300 milioni di euro nel periodo 2027-2029: 50 milioni nel primo anno, 100 nel secondo e 150 dal 2029. Considerando un costo annuo medio di 50 mila euro per docente, le risorse a regime permetterebbero, secondo il calcolo del Coordinamento, circa tremila posti aggiuntivi per la classe A-46.

Pesavento chiede che le risorse siano inserite nella programmazione di bilancio e che il Ministero renda pubblico un calendario di attuazione. La proposta dovrà essere valutata sul piano didattico, finanziario e organizzativo: l’aumento degli organici richiede infatti procedure di reclutamento e una definizione chiara dei quadri orari.

Attribuire alla conoscenza giuridica un ruolo preventivo non significa considerarla una soluzione unica. Famiglie, servizi, comunità educanti e interventi sul disagio restano essenziali. Il diritto a scuola contro la violenza giovanile, nella prospettiva del CNDDU, dovrebbe offrire agli studenti parole e categorie per comprendere limiti, conseguenze delle condotte e strumenti democratici di partecipazione.