
Le acque provenienti dagli scavi del cantiere Tav della stazione di Vicenza potranno essere scaricate nel fiume Retrone, ma soltanto dopo il trattamento nell’apposito impianto di depurazione e nel rispetto delle prescrizioni ambientali stabilite dagli enti competenti. Particolare attenzione sarà riservata ai Pfas, con controlli sulle acque e verifiche anche sui terreni interessati dalle lavorazioni.
Si è conclusa la Conferenza dei servizi relativa alla gestione delle acque di aggottamento, cioè quelle provenienti dal sottosuolo durante gli scavi, e delle acque meteoriche del cantiere della stazione nell’ambito del secondo lotto della linea Alta Velocità/Alta Capacità Verona-Padova, attraversamento di Vicenza.
Con una determinazione del 22 settembre 2026, il Comune ha approvato gli esiti della Conferenza e autorizzato il Consorzio Iricav Due allo scarico nel Retrone, subordinandolo anche all’acquisizione del previsto nulla osta idraulico del Genio Civile.
Acque del cantiere Tav nel Retrone solo dopo il trattamento
L’autorizzazione interessa le acque provenienti dal cantiere della stazione e dalle altre aree nelle quali sarà necessario ricorrere a sistemi di pompaggio per consentire le operazioni di scavo.
Prima di raggiungere il Retrone, le acque dovranno passare attraverso un apposito impianto di trattamento.
Lo scarico dovrà inoltre rispettare le prescrizioni formulate dagli enti che hanno preso parte alla Conferenza dei servizi.
Il provvedimento riguarda quindi sia le acque sotterranee intercettate durante le lavorazioni sia quelle meteoriche raccolte nelle aree interessate dal cantiere.
Pfas, per il Pfoa limite a 0,01 microgrammi per litro
Uno degli aspetti sui quali si è concentrata maggiormente l’attenzione riguarda le sostanze perfluoroalchiliche, i Pfas.
Secondo quanto stabilito dalla Conferenza, i limiti per lo scarico saranno allineati a quelli già individuati nell’autorizzazione del 2025 relativa al conferimento delle acque nella pubblica fognatura.
Per il Pfoa è stato però introdotto un valore ancora più restrittivo: il limite è fissato a 0,01 microgrammi per litro.
L’autorizzazione prevede inoltre un monitoraggio puntuale sia delle acque scaricate sia dell’efficienza con cui l’impianto riesce ad abbattere le sostanze sottoposte a controllo.
Arpav effettuerà verifiche e controcampionamenti
Ai controlli previsti per il cantiere si aggiungeranno le verifiche autonome di Arpav, che potrà effettuare anche controcampionamenti.
L’obiettivo è verificare nel tempo il rispetto delle condizioni poste per lo scarico e l’effettivo funzionamento del sistema di trattamento.
“Con questa autorizzazione abbiamo voluto fissare condizioni molto rigorose per la tutela del Retrone e delle altre matrici ambientali interessate dai lavori”, afferma l’assessore all’Ambiente del Comune di Vicenza Sara Baldinato.
“Per i Pfas sono stati stabiliti limiti particolarmente stringenti, accompagnati da controlli sull’acqua scaricata e sull’effettiva capacità di abbattimento dell’impianto”, aggiunge l’assessore.
Tav Vicenza, verifiche sui Pfas anche nei terreni
I controlli ambientali non saranno limitati alle acque.
La Conferenza dei servizi ha infatti approvato, con le prescrizioni indicate dagli enti competenti, anche la valutazione delle interferenze ambientali relativa ai campi prova previsti per le attività di cantiere.
Sono stati stabiliti ulteriori monitoraggi delle matrici ambientali e, in particolare, una verifica conoscitiva sulla presenza di sostanze perfluoroalchiliche nei terreni interessati dalle lavorazioni.
“L’attenzione non si ferma all’acqua: abbiamo previsto ulteriori presidi e approfondimenti anche sui terreni”, sottolinea Baldinato.
Monitoraggi durante l’avanzamento dell’opera
Il sistema di controlli accompagnerà quindi le lavorazioni del secondo lotto dell’attraversamento ferroviario di Vicenza.
“Un’opera di queste dimensioni deve procedere con un sistema di controlli ambientali adeguato e continuo”, conclude l’assessore.
Secondo quanto previsto dal Comune, i risultati dei monitoraggi del cantiere Tav Vicenza consentiranno agli enti competenti di verificare il rispetto delle prescrizioni e, qualora emergessero nuovi elementi, di valutare ulteriori misure di tutela ambientale e della salute pubblica.





































