
Un’apertura alla partecipazione dei cittadini nei tavoli istituzionali, l’impegno a rendere accessibili gli esami del sangue per la ricerca dei PFAS e l’attenzione alla sicurezza degli alimenti nelle mense scolastiche e ospedaliere. Sono i principali risultati dell’incontro tra la Rete Zero PFAS e la Regione Veneto, avvenuto il 6 novembre a Venezia.
La delegazione, accompagnata dai rappresentanti di Movimento Mamme No PFAS, ISDE, Medicina Democratica e Italia Nostra, è stata ricevuta nella sede regionale ieri a partire dalle ore 14.00 e ha ottenuto alcune disponibilità su temi centrali per la tutela della salute pubblica.
La Rete considera l’incontro un passaggio significativo nel confronto con le istituzioni, ma sottolinea che ora occorrono atti concreti, tempi certi e un coinvolgimento effettivo dei cittadini.
La Rete Zero PFAS nel Tavolo tecnico interistituzionale
Tra gli impegni riferiti dalla delegazione c’è quello assunto dall’assessore Gerosa a favorire la partecipazione della Rete Zero PFAS al Tavolo tecnico interistituzionale, seguendo il principio della partecipazione già adottato nell’ambito della Sanità partecipata.
La richiesta nasce dalla volontà di coinvolgere direttamente le associazioni e i cittadini che da anni seguono la vicenda della contaminazione, raccolgono informazioni e segnalano le criticità del territorio.
Un altro tema affrontato riguarda l’accesso agli esami ematici per la ricerca dei PFAS. L’obiettivo condiviso è consentire alla popolazione di effettuare gli accertamenti con prescrizione medica, senza ostacoli ingiustificati.
Mense scolastiche e ospedaliere senza PFAS
Tra le questioni affrontate anche la sicurezza alimentare, con l’impegno a garantire alimenti privi di PFAS nelle mense scolastiche e ospedaliere. La richiesta riguarda in particolare la protezione delle fasce più vulnerabili, come bambini, pazienti e persone fragili.
Sul fronte dei controlli, la Regione avrebbe comunicato che i risultati delle analisi sui vegetali saranno resi pubblici a breve, indicativamente entro gennaio, e diffusi alla cittadinanza attraverso il coinvolgimento dei Comuni.
Per la Rete, la pubblicazione dei dati è indispensabile per permettere ai cittadini di conoscere la situazione del territorio e assumere decisioni consapevoli.
Le preoccupazioni per carne, uova e prodotti degli orti domestici
Nel corso dell’incontro, riferisce ancora la delegazione, sono emerse informazioni preoccupanti sulla contaminazione della filiera zootecnica. Sarebbero stati rilevati livelli molto elevati di PFAS nella carne di animali abbeverati con acqua contaminata, con conseguente ritiro dal commercio dei lotti maggiormente contaminati.
La Rete richiama inoltre l’attenzione sui prodotti destinati all’autoconsumo: ortaggi coltivati negli orti domestici, animali da cortile e uova potrebbero presentare criticità quando provengono da terreni irrigati o da animali abbeverati con acqua contaminata.
Acqua potabile, la Regione riferisce: circa l’80% da fonti non contaminate
Un altro passaggio del confronto ha riguardato l’acqua potabile. Secondo quanto riferito alla delegazione, circa l’80% dell’acqua che oggi arriva ai rubinetti delle abitazioni proverrebbe da fonti considerate non contaminate, tra cui i bacini di Camazzole, Belfiore, Dueville e Recoaro.
Anche su questo aspetto la Rete chiede informazioni puntuali e dati aggiornati, affinché ogni cittadino possa conoscere la provenienza e la qualità dell’acqua utilizzata.
Metodiche analitiche e contaminazione da acceleranti: restano questioni aperte
La delegazione ha portato all’attenzione della Regione anche alcune criticità tecniche. In particolare, ha chiesto che nei documenti e nelle pubblicazioni relativi alle analisi dell’acqua e delle altre matrici ambientali venga esplicitamente indicato l’errore legato alla metodica analitica utilizzata, in modo da consentire una corretta interpretazione dei risultati.
È stato inoltre evidenziato che i dati sulla contaminazione da acceleranti, emersi soltanto recentemente, sono ancora parziali e necessitano di ulteriori approfondimenti.
Tra le questioni sollevate anche quella delle CSC, le Concentrazioni soglia di contaminazione, e della mancanza di limiti specifici di riferimento per alcuni inquinanti nell’aria e sul suolo. Temi che, secondo la Rete, dovranno essere affrontati con il contributo delle competenze scientifiche e tecniche all’interno del Tavolo interistituzionale.
Attesa la convocazione del Tavolo tecnico
Il confronto non ha permesso di affrontare tutti gli argomenti ancora aperti. Restano da approfondire, tra gli altri, le questioni relative a Chemviron FIS, alla contaminazione da acceleranti, alle metodiche analitiche e ai controlli sulle diverse matrici ambientali.
La Rete Zero PFAS chiede quindi che il Tavolo tecnico interistituzionale venga convocato con urgenza e che sia definito un calendario certo per l’avvio dei lavori.
L’incontro del 6 novembre è un risultato della mobilitazione portata avanti negli anni da cittadini e associazioni. Le aperture ottenute su partecipazione, esami sanitari, sicurezza alimentare e trasparenza dei dati dovranno ora tradursi in decisioni operative.
La richiesta della Rete è che il confronto con la Regione prosegua con continuità e che agli impegni annunciati seguano tempi, responsabilità e azioni verificabili.




































