
Il Veneto, con oltre 3 mila aggressioni a lavoratori nel settore della sanità registrate nel 2025, è la seconda regione in Italia, dietro soltanto alla Lombardia con quasi 9 mila segnalazioni.
È quanto emerge da una indagine nazionale di Nursing Up, sindacato infermieri, realizzata con l’obiettivo di ricostruire la mappa reale della violenza nelle strutture sanitarie italiane, individuando le aree più esposte, i reparti maggiormente a rischio, le nuove caratteristiche degli aggressori e le principali criticità sul fronte della sicurezza.
Tra le regioni con una incidenza di questi episodi elevata figura poi l’Emilia-Romagna, a chiudere il podio, con 2.715 aggressioni.
“La novità non è solo che nel complesso le aggressioni aumentano (+4% nel 2025). Oggi troviamo numeri da emergenza anche nelle regioni considerate tra le più organizzate del Paese. Questo significa che il problema riguarda l’intero sistema sanitario nazionale”, dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up.
Vicenza: Lancia una sedia contro un’infermiera, arrestato
Uno degli ultimi casi in ordine cronologico si è registrato a Vicenza, dove presso l’ospedale San Bortolo, un 26enne di origini pakistane è stato arrestato dalla polizia di Stato.
L’uomo, per motivi in corso di accertamento, ha improvvisamente dato in escandescenze e ha scagliato una sedia contro un’infermiera in servizio, colpendola e provocandole lesioni giudicate dai medici guaribili in sette giorni. Non di certo il primo caso in città.
L’episodio si è concluso con l’intervento un sovrintendente della polizia, in servizio proprio in ospedale, che ha bloccato il giovane. Quest’ultimo è stato arrestato per il reato di lesioni personali aggravate e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria competente che ne ha disposto l’immediata liberazione.
Aggressioni in sanità: l’indagine nazionale di Nursing Up
Dal sindacato spiegano che l’analisi nasce dall’incrocio di dati pubblici regionali, rilevazioni degli Ordini professionali, monitoraggi effettuati dai propri referenti nelle aziende sanitarie, informazioni provenienti dagli Osservatori regionali sulla sicurezza degli operatori sanitari e segnalazioni raccolte direttamente sul territorio.
“Ne emerge – viene sottolineato – un quadro profondamente diverso da quello di pochi anni fa: non soltanto aumentano gli episodi di violenza, ma cambia la loro distribuzione geografica, cresce il peso dei reparti di emergenza-urgenza e della salute mentale e si amplia il divario tra aggressioni realmente subite e aggressioni formalmente denunciate”.
L’indagine evidenzia una crescente concentrazione degli episodi nei reparti di emergenza-urgenza, nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) e nelle strutture di salute mentale. Si tratta delle aree in cui si concentrano pazienti fragili, situazioni ad alta complessità assistenziale, tensioni organizzative e carenze croniche di personale.
“I reparti più esposti sono quelli dove convivono carenza di personale, pazienti fragili, elevata pressione assistenziale e crescente difficoltà organizzativa. È qui che la tensione rischia di trasformarsi in violenza”, sottolinea De Palma.
L’indagine evidenzia inoltre una trasformazione profonda del fenomeno delle aggressioni ai professionisti della sanità. Dall’analisi delle segnalazioni raccolte sul territorio emerge infatti che oltre il 50% degli episodi di violenza coinvolge soggetti in stato di alterazione psicofisica.
Cambia anche la natura stessa della violenza. Se fino a pochi anni fa prevalevano insulti, minacce, spintoni, schiaffi, pugni e calci, oggi si registra una crescita di episodi caratterizzati da un livello di pericolosità nettamente superiore. Gli operatori segnalano con sempre maggiore frequenza tentativi di strangolamento, aggressioni al collo, immobilizzazioni violente, soffocamenti e comportamenti che possono mettere concretamente a rischio la vita delle vittime.
Secondo Nursing Up, questa escalation è strettamente collegata all’aumento delle situazioni di disagio psichiatrico, alle dipendenze patologiche, alla crescente pressione sui servizi di emergenza-urgenza e alla cronica carenza di personale che rende più difficile intercettare e gestire tempestivamente i soggetti a rischio.
Nursing Up offre anche un focus sulla protezione del personale. Nelle strutture italiane risultano attivi circa 195 posti di Polizia ospedalieri, con una scopertura strutturale superiore al 68% già considerando la sola rete dell’emergenza.
L’analisi evidenzia inoltre una forte carenza di copertura effettiva nelle ore notturne e nei fine settimana, quando molti presidi non sono operativi e la sicurezza viene affidata esclusivamente alla vigilanza privata. Secondo l’elaborazione di Nursing Up, la carenza di copertura raggiunge il 65% nel Nord Italia, supera il 75% nel Centro e arriva fino all’85% nel Sud e nelle Isole.




































