
Il Consiglio comunale di Arzignano ha approvato la parte della mozione presentata dal gruppo consiliare Partito democratico per Arzignano che impegna il Comune ad aderire al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, la rete che riunisce le amministrazioni locali italiane attive sui temi della pace, del disarmo e dei diritti umani.
In questo modo, l’ente potrà ottenere il riconoscimento di “Città per la Pace“.
Arzignano città della Pace: la mozione Pd approvata parzialmente
La richiesta avanzata dal gruppo Pd per Arzignano prevedeva, appunto, che il consiglio comunale si esprimesse positivamente per l’adesione al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.
Stessa sorte non è toccata a una seconda parte della stessa mozione a sostenere la legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta.
Ovvero alla proposta, sostenuta dalla campagna nazionale “Un’altra difesa è possibile”, promossa da CNESC, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci, che ha depositato in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per istituire un Dipartimento dedicato alla difesa civile non armata e nonviolenta.
Il gruppo proponente ha però fatto sapere che su questo punto continuerà a insistere.
Lazzaroni (Pd Arzignano): “Non è un atto simbolico”
“Non è un atto simbolico“, ha commentato a margine della seduta di ieri Luca Lazzaroni, consigliere di minoranza e capogruppo di Pd per Azrzignano.
“Aderire al Coordinamento significa entrare in una rete di enti locali che condividono percorsi di formazione, iniziative pubbliche e prese di posizione comuni su pace e diritti umani, e significa affermare che anche un Comune può e deve avere un ruolo attivo su questi temi, non lasciarli soltanto alla dimensione nazionale o internazionale. Il Gruppo Consiliare PD per Arzignano porta avanti questo impegno da tempo, e considera il riscontro ottenuto questa sera un risultato importante per la comunità.
È stato inoltre accolto un altro punto a cui il Gruppo teneva particolarmente: l’inserimento, tra i criteri di punteggio per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, della condizione delle donne vittime di violenza prese in carico dai centri antiviolenza.




































