
Uno studio Eni-TEHA indica nei biocarburanti una leva per la transizione europea e cita la conversione della raffineria di Porto Marghera.
Biocarburanti Eni-TEHA al centro dello studio presentato al Forum di Cernobbio sulle tecnologie utili alla decarbonizzazione dei trasporti. L’analisi, illustrata nella pagina ufficiale di TEHA Group dedicata alla ricerca, considera HVO e SAF strumenti complementari all’elettrificazione e richiama la riconversione di Porto Marghera tra gli esempi industriali europei.
Il riferimento veneziano rende il tema direttamente rilevante per il Veneto. La raffineria è stata convertita nel 2014, prima di quella di Gela nel 2019, in un percorso già seguito anche negli approfondimenti sulla produzione di biocarburanti nelle bioraffinerie di Venezia e Gela.
Secondo le stime elaborate da TEHA Group ed Eni, l’Europa ha perso il 21 per cento della propria capacità di raffinazione dal 2009, con una riduzione valutata tra 90 mila e 130 mila posti di lavoro qualificati. Nello stesso quadro, il valore delle importazioni europee di veicoli finiti sarebbe triplicato tra il 2015 e il 2025, raggiungendo circa 166 miliardi di euro.
Biocarburanti Eni-TEHA, veicoli compatibili e capacità industriale
Lo studio sostiene che oltre 170 milioni di veicoli diesel Euro 5/V ed Euro 6/VI presenti in Europa potrebbero utilizzare HVO prodotto da materie prime rinnovabili, quando il carburante è approvato dal costruttore. Nel trasporto marittimo l’HVO può essere impiegato puro, mentre in aviazione il SAF è ammesso in miscela fino al 50 per cento.
Gli autori collegano questa opzione alla necessità di diversificare le soluzioni per la mobilità e di preservare competenze e impianti industriali. Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di TEHA Group, presenta i biocarburanti come una leva disponibile nell’immediato; Stefano Ballista, amministratore delegato di Enilive, sottolinea il ruolo delle filiere e della trasformazione delle raffinerie tradizionali.
Le valutazioni economiche contenute nella ricerca attribuiscono agli investimenti privati nelle bioraffinerie europee un contributo potenziale fino a 66 miliardi di euro di prodotto interno lordo e 33 mila posti di lavoro. Sono stime formulate dallo studio e dipendono dalla realizzazione degli investimenti, dalle politiche europee e dall’effettiva domanda di carburanti rinnovabili.
Il documento affronta anche la crescita dei consumi elettrici dei centri dati, stimati da 96 TWh nel 2024 a 236 TWh nel 2035, per sostenere che la transizione non possa poggiare su un’unica tecnologia. Sul fronte agricolo, Eni indica inoltre progetti che potrebbero coinvolgere oltre un milione di agricoltori in Africa nella produzione di materie prime.
Nel caso di Porto Marghera, la ricerca propone la conversione dell’impianto come modello di riuso degli asset esistenti. I biocarburanti Eni-TEHA vengono così inseriti in una strategia che intreccia riduzione delle emissioni, sicurezza energetica e tutela della capacità produttiva europea.































