Carcere per i giornalisti! Salvate il direttore Coviello! Intanto in redazione stanno già facendo la conta per chi dovrà portargli le arance!

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Giornalismo: bavaglio con carcere anche per Giovanni Coviello fotografato davanti al tribunale di Vicenza
Giornalismo: bavaglio con carcere anche per Giovanni Coviello fotografato davanti al tribunale di Vicenza

Mentre il Governo è impegnato a sfornare i più fantasiosi condoni edilizi, per sanare gli “abusi minori” -tipo i grattacieli di Milano-, è il Parlamento che sterza decisamente verso la china del giustizialismo. Finalmente manette agli evasori? Pene più severe per i colletti bianchi? Macchè! Carcere per i giornalisti!

Ci ha pensato il Melonino Gianni Berrino, presentando diversi emendamenti al disegno di Legge “diffamazione”, con l’obiettivo di portare la pena massima per il suddetto reato a 4 anni e mezzo di reclusione. Per dire, se ometti di versare l’IVA, magari per 10 milioni, la pena massima arriva a 2 anni.
Per cui, nel dubbio, meglio evadere che fare giornalismo di inchiesta.
Ovviamente opposizione (con Forza Italia perplessa sui partiti alletati) e FNSI sono andati subito all’attacco parlando di “pulsioni autoritarie” e “derive pericolose“. Perché “stronzata clamorosa” suonava volgare.
E nell’imbarazzato silenzio dei giornalisti di destra (mentre scrivo, sui siti on line di Libero, Giornale e Tempo non vi è traccia della notizia) è Berrino stesso che prova a difendere la norma: “è solo per chi attribuisce fatti specifici falsi”… Meno male! Si potrà continuare a mandarlo affanculo rischiando solo una pena pecuniaria. Peccato che il concetto di fatto specifico sia spesso elastico, per non parlare della falsità della notizia, che dovrebbe essere addirittura conosciuta dal giornalista, per fare scattare l’aumento di pena. E cosa fai, il test del poligrafo per vedere se uno ha scritto menzogne consapevolmente, invece che per errore? Fantastico.
Il tutto con buona pace della Consulta, che già nel 2021 aveva dichiarato illegittime le pene detentive per i Giornalisti. E con buona pace della CEDU, che sul punto ci schiaffeggia da anni.
Lo sa bene il nostro direttore, uno dei pochi ad avere avuto il piacere di essere condannato ad una pena detentiva (8 mesi di reclusione) per le sue inchieste sulla Fondazione Roi e il crac della Popolare di Vicenza.
Nel dubbio che l’emendamento passi, in redazione stanno già facendo la conta per chi dovrà portargli le arance in carcere!