Il caso Miteni tra risarcimenti e bonifiche: assemblea pubblica a Montecchio Maggiore per fare chiarezza

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È in programma per martedì 23 giugno 2026, alle 20 e 45, presso la Sala Civica Corte delle Filande a Montecchio Maggiore l’incontro, organizzato dall’associazione No alla centrale dal titolo “Il caso Miteni tra risarcimenti e (mancate) bonifiche: facciamo chiarezza“.

L’assemblea pubblica – spiegano gli organizzatori – nasce dalla necessità di fare il punto su una delle vicende ambientali più complesse del territorio vicentino.

All’incontro interverranno Enrico Fontana, responsabile dell’osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, e Giampaolo Zanni, coordinatore dell’area salute e sicurezza della Cgil Veneto.

Gli obiettivi dell’assemblea pubblica sono molteplici e mirano a rispondere a interrogativi cruciali per la comunità. I relatori spiegheranno cosa succede ora e quali sono le prospettive concrete per la messa in sicurezza e il risanamento del sito, interventi fondamentali per evitare ulteriori rischi di contaminazione delle acque e per tutelare la salute dei cittadini. Durante la serata verrà inoltre approfondito quanto sta avvenendo sul delicato fronte dei risarcimenti.

Il punto dell’associazione sulla vicenda Miteni

Sulla complessa evoluzione del caso si è espressa direttamente la realtà organizzatrice dell’evento. “L’associazione No alla centrale, attiva da più di vent’anni sui temi ambientali e sociali e del modello economico-produttivo nell’Ovest Vicentino, ritiene fondamentale continuare a mantenere una attenzione alta e un’informazione diffusa sul tema dell’inquinamento da PFAS e sull’attuale fase di questa vicenda, in cui si dovrebbero definire gli interventi necessari a tutela dell’ambiente e della salute, dopo aver accertato le responsabilità di chi ha provocato il disastro ambientale.

Questo territorio – aggiungono – è stato definito dall’attivista ecologista Alberto Peruffo: ‘Zona di sacrificio ad alto reddito’ e mai definizione è stata più azzeccata.

Il caso Miteni, dal 2013 ad oggi, è diventato l’emblema di questo modello economico-produttivo su cui è stato costruito l’alto reddito che ha permesso di occultare per decenni la fragilità di questo nostro benessere.

La tenacia e il lavoro politico e sociale di molti, tra comitati, sindacati, Arpav e Cnr Irsa, ha fatto sì che questo disastro ambientale sia approdato in un’aula di tribunale ed esattamente un anno fa è arrivata la sentenza della Corte d’Assise di Vicenza che ha condannato, in primo grado, ex dirigenti dell’azienda chimica Miteni di Trissino per i reati di avvelenamento delle acque e disastro ambientale.

Un mese fa – prosegue la ricostruzione della vicenda l’Associazione No alla Centrale – il Consiglio di Stato ha confermato la responsabilità di Marzotto, Mitsubishi, Eni Rewind e Ici3 nella contaminazione del sito; aziende che sono ora obbligate ad intervenire per la messa in sicurezza e bonifica del sito.

Nel frattempo, è stato presentato alla Conferenza dei servizi un progetto di intervento sull’area ex Miteni da una società incaricata dalle aziende. Su un altro fronte, cioè quello di eventuali risarcimenti individuali aa cittadini e cittadine, si sono subito mobilitate due società private che hanno visto, in questo, una grande opportunità di business”.