RSA nell’Ulss 3, Sambo (Pd): «Duemila in attesa mentre 500 posti restano liberi»

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RSA Ulss 3, anziani e liste di attesa in Veneto

La consigliera regionale Monica Sambo cita dati ottenuti con accesso agli atti: carenza di personale, rette elevate e impegnative insufficienti.

Nelle RSA Ulss 3 Serenissima oltre duemila persone sarebbero in attesa di un posto, mentre circa 500 posti risulterebbero liberi o, più precisamente, non attivati. A sostenere questi numeri è Monica Sambo, consigliera regionale del Partito Democratico, sulla base di dati che dichiara di avere ottenuto tramite accesso agli atti. La posizione è stata diffusa dal Consiglio regionale del Veneto.

Sambo attribuisce la mancata attivazione soprattutto alla carenza di personale e al numero insufficiente di impegnative di residenzialità. La consigliera chiede una riforma del sistema e maggiori investimenti, precisando che le liste formali non comprendono tutte le famiglie che rinunciano a presentare domanda perché ritengono insostenibili i costi.

Il tema si inserisce nel più ampio confronto veneto sulla non autosufficienza e sulla legge regionale dedicata ai caregiver familiari, arrivata al passaggio conclusivo dopo il voto unanime in commissione.

RSA Ulss 3, il nodo delle rette e della carenza di personale

Secondo Sambo, nel Comune di Venezia le rette superano 1.800 euro al mese anche per chi beneficia dell’impegnativa regionale, mentre per chi non riceve il contributo la spesa può oltrepassare i 3.000 euro. Si tratta di cifre attribuite dalla consigliera al quadro rilevato nel territorio dell’Ulss 3 e che richiedono un confronto con i dati complessivi delle strutture.

La richiesta politica riguarda sia l’aumento delle risorse per le strutture residenziali, sia il rafforzamento dell’assistenza domiciliare. Per la consigliera, intervenire prima dell’ingresso in casa di riposo permetterebbe di sostenere le famiglie e alleggerire la pressione sulle liste d’attesa.

Il quadro delle RSA Ulss 3 sollevato da Sambo resta una presa di posizione politica fondata sui dati da lei richiamati. Il confronto istituzionale dovrà chiarire quanti posti siano materialmente disponibili, quanti non possano essere attivati per mancanza di operatori e quale sia il fabbisogno effettivo di impegnative e servizi domiciliari.