Docufilm russo a Vicenza, Rifondazione e Circolo Gramsci rispondono all’accusa di “filoputinismo”

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Fa discutere a Vicenza la proiezione di un docufilm russo, “Seconda guerra mondiale: le bugie dell’Occidente”, un progetto di RT (Russia Today), organizzato da Rifondazione Comunista di Vicenza con la collaborazione del Circolo Culturale Antonio Gramsci.

La pellicola sarà proiettata domani, giovedì 7 maggio 2026, alle 20 e 30 presso la sede di via Alberto Mario 12, ma all’iniziativa sono seguite feroci critiche, raccolte dalla stampa locale, e orientate a bollare l’operazione come propaganda filoputiniana o revisionismo storico. Tra le accuse (mosse dal segretario di +Europa, Corrado Cortese) il legame con l’attuale regime russo tanto della regista, Tatiana Borshch, quanto della produzione.

Oggi, la federazione provinciale del Partito della Rifondazione comunista di Vicenza e il circolo Gramsci rispondono alle accuse, respingendo la narrativa “filoputiniana”. Innanzitutto perché – spiegano gli organizzatori – alla proiezione seguirà un dibattito per “promuovere il confronto critico”.

“Discutere di storia, anche a partire da punti di vista controversi – affermano –, non equivale in alcun modo a sostenere le scelte politiche attuali di alcun governo. Si tratta piuttosto di esercitare uno spirito critico che dovrebbe essere alla base di ogni società democratica”.

Inoltre, i promotori della proiezione a Vicenza del contestato del docufilm russo affermano di avere ben chiaro il dramma ucraino (dopo l’invasione russa), ma “la solidarietà verso le popolazioni colpite non può tradursi nella rinuncia al pensiero critico”, aggiungono.

Come annunciato da Prc e Circolo Gramsci La proiezione sarà preceduta da un intervento online di Vincenzo Lorusso, giornalista freelance italiano che vive stabilmente nelle regioni russofone del Donbass dal 2014. Lorusso è autore di reportage, analisi e documentari realizzati direttamente sul campo; ha collaborato con testate indipendenti e ha pubblicato libri e inchieste sulla situazione nell’Est dell’Ucraina, raccontando la guerra dal punto di vista delle popolazioni locali, spesso ignorato o filtrato dall’informazione occidentale. La sua scelta di vivere nei territori colpiti dal conflitto nasce dalla volontà di documentare in prima persona gli effetti concreti della guerra sulla società civile.