Fine Vita in Veneto, Avs: “L’80% dei cittadini la vuole, ma Stefani no”

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L’80 per cento dei veneti è a favore sul fine vita, ma il presidente Stefani no: rappresenta l’estrema destra”, afferma Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale del Veneto.

Recentemente il centrosinistra veneto ha aumentato la pressione sul governo regionale in vista del ritorno in aula del progetto di legge regionale, sostenuta dall’associazione Coscioni. Lo ha detto recentemente il presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia: “Penso che in estate, il progetto di legge popolare sul fine vita potrebbe essere esaminato in Consiglio regionale del Veneto”, le sue parole.

Sul tema invece – lo ricordiamo – Alberto Stefani, presidente della Giunta della Regione ha usato maggiore cautela: “Sul fine vita quello che possiamo fare come Regione è esercitare una competenza prevista dalla nostra Costituzione, che è quella di proporre iniziative legislative che partono dal Consiglio regionale a valenza statale, e che quindi poi devono essere espressione del Parlamento”, ha detto a margine di un evento a Mestre.

Inoltre, il governatore ha espresso perplessità su un’operazione regionale, perché passibile di impugnazione da parte della Corte Costituzionale.

Cunegato allora insiste: “Stefani, laureato in diritto canonico, ha chiarito la sua posizione sul fine vita: non vuole una legge regionale, vuole al massimo proporre al Parlamento di legiferare. Altre regioni, come la Toscana, hanno già una propria legge. Noi no, nonostante l’80% dei veneti voglia questa legge, siamo ostaggio di una destra estremista e clericale.

Ricordo, – prosegue il consigliere – che l’80% dei veneti è a favore del fine vita, e molti dei quali hanno assistito in prima persona alla sofferenza dei loro cari, a una tecnologia che può trasformarsi in accanimento terapeutico e inutile dolore. Stefano Gheller aveva ragione: questa legge non toglie diritti a nessuno. Solo gli stati autoritari impediscono alle persone di autodeterminarsi.

È cinico e crudele imporre il dolore per legge. Un Paese democratico dovrebbe garantire a tutti la libertà sulla propria morte, che è la libertà sulla propria vita. Si chiama pluralismo. Non dimentichiamo che la Lega veneta salviniana esprime figure come il presidente della Camera Lorenzo Fontana, ultraconservatore, contrario all’aborto e alle unioni civili, idolo dei Provita. Ecco, chi decide per i veneti. Ebbene, noi porteremo questa legge in Consiglio regionale – conclude Cunegato – e ciascun consigliere si prenderà la responsabilità delle proprie posizioni attraverso il voto”.