Firme per presentarsi alle elezioni, Rifondazione contesta la soglia di 700 mila

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Firme per le elezioni, scheda elettorale per Camera e Senato

Acerbo e Schiavon chiedono il ritiro dell’emendamento che innalzerebbe la raccolta per le liste non presenti in Parlamento, denunciando disparità.

Le firme per le elezioni diventano terreno di scontro politico dopo la proposta che, secondo Rifondazione Comunista, imporrebbe alle formazioni non rappresentate in Parlamento di raccogliere oltre 700 mila sottoscrizioni. Il segretario nazionale Maurizio Acerbo e il responsabile giustizia e istituzioni Gianluca Schiavon chiedono il ritiro dell’emendamento attribuito alla senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda. Il quadro normativo delle consultazioni è disponibile sul portale del Dipartimento per gli Affari interni e territoriali.

La posizione del Prc è esplicitamente politica: i due esponenti definiscono la soglia irraggiungibile e sostengono che possa ostacolare Rifondazione e altre liste oggi prive di rappresentanza parlamentare. Contestano inoltre l’esenzione totale o parziale prevista per i partiti già presenti nelle Camere.

Il tema si collega al più ampio confronto sulle regole di accesso alla competizione democratica, già affrontato nell’articolo sulla legge elettorale e sui modelli di scheda per Camera e Senato.

Firme per le elezioni, la contestazione di Rifondazione

Acerbo e Schiavon richiamano gli articoli 48 e 51 della Costituzione, relativi al diritto di voto e all’accesso alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. Nella loro valutazione, la differenza fra partiti parlamentari e formazioni esterne produrrebbe una barriera incompatibile con questi principi.

Il comunicato paragona la quantità di sottoscrizioni indicata a quella necessaria per promuovere un referendum, sostenendo che il requisito per presentare una lista risulterebbe persino più oneroso. Si tratta di una valutazione del partito, mentre il testo e l’iter definitivo della proposta dovranno essere verificati nei passaggi parlamentari.

La richiesta politica è netta: ritirare l’emendamento e mantenere condizioni che consentano anche alle forze non rappresentate di concorrere. Il confronto sulle firme per le elezioni riguarda quindi sia il carico organizzativo imposto alle liste sia l’equilibrio fra semplificazione, rappresentanza e parità di accesso.