Fuga dei laureati italiani, oltre 300 mila partenze in dieci anni: il costo per il Paese

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Fuga dei laureati italiani, passaporto su un tavolo

Uno studio TEHA Group e Philip Morris Italia stima in almeno 7,2 miliardi l’anno il costo pubblico legato all’emigrazione dei lavoratori qualificati.

La fuga dei laureati italiani continua a sottrarre competenze e investimenti al Paese. Nel 2024 circa 141 mila cittadini italiani si sono trasferiti all’estero e quasi 45 mila, pari al 32%, possedevano almeno una laurea. I dati sono contenuti in uno studio di TEHA Group e Philip Morris Italia ripreso dall’Agenzia Italia nel proprio notiziario economico.

Nel decennio considerato l’Italia avrebbe perso oltre 300 mila cittadini qualificati. Il costo stimato per lo Stato, calcolato sulla formazione sostenuta prima della partenza, raggiunge 7,2 miliardi di euro ogni anno. Se si considera anche il valore economico che quei lavoratori avrebbero potuto generare nel sistema produttivo nazionale, la stima sale in una fascia compresa tra 10,7 e 11,4 miliardi.

Il fenomeno non riguarda soltanto le scelte individuali. Retribuzioni, prospettive di carriera, qualità dei servizi, capacità delle imprese di valorizzare le competenze e tempi di accesso a un’occupazione stabile concorrono a orientare le decisioni. Il tema ha una ricaduta diretta anche sul Nordest: una precedente analisi sulla fuga di cervelli dal Veneto aveva registrato un saldo negativo di 671 laureati.

Fuga dei laureati italiani, i rischi fino al 2035

Secondo lo scenario delineato dallo studio, tra il 2025 e il 2035 potrebbero lasciare l’Italia fino a 760 mila laureati. A questa uscita corrisponderebbero più di 120 miliardi di euro investiti nella loro formazione e un valore potenziale di prodotto interno lordo perso che, nelle proiezioni più ampie, potrebbe raggiungere 307 miliardi.

La ricerca accompagna i numeri con una roadmap dedicata all’attrazione e al rientro dei talenti. Le leve indicate comprendono condizioni di lavoro più competitive, percorsi professionali trasparenti, servizi adeguati per chi rientra e una collaborazione più stretta tra formazione e imprese. Nello scenario più ambizioso, le misure potrebbero favorire il recupero di circa 119 mila laureati e generare fino a 11,1 miliardi di Pil aggiuntivo ogni anno.

I valori restano stime elaborate dagli autori dello studio e dipendono dalle ipotesi adottate. Il dato di fondo, tuttavia, è chiaro: la fuga dei laureati italiani non è soltanto una questione demografica, ma incide sulla capacità del Paese di innovare, sostenere il welfare e mantenere competitivi i territori. Trattenere competenze richiede quindi interventi strutturali, non iniziative episodiche.