Siccità, l’allerta passa a livello alto per Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Osservatorio: “Situazione alleviata da forniture acqua da società energetiche”

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L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici delle Alpi orientali ha adeguato da “medio” ad “alto” il livello di allerta siccità per le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Per le Province di Bolzano e Trento il livello di emergenza per la siccità rimane “medio”.

È questo il più recente aggiornamento sulla crisi idrica che sta investendo molte regione del Nord Italia in questa estate. Un problema dovuto a fattori ambientali, tra i quali il grande caldo, ma anche alla mancanza di opere di conservazione della risorsa, soprattutto invasi, come abbiamo più volte sottolineato da queste pagine.

Osservatorio: “Siccità in Veneto alleviata da misure società energetiche”

Come riferito dall’Osservatorio, sul Veneto gli effetti della siccità di questo periodo sono stati mitigati anche dalle decisioni di alcune società energetiche come Alperia e Dolomiti Energia che “hanno rinunciato ad entrate maggiori fornendo acqua proveniente dai bacini di accumulo al di fuori dei periodi di produzione di punta, che garantirebbe prezzi migliori.

Con questa misura – sottolinea una nota – si è tuttavia contribuito ad alleviare in modo significativo l’emergenza in Veneto, a beneficio della popolazione locale e degli agricoltori”.

Secondo l’Agenzia provinciale di Bolzano per l’ambiente e la tutela del clima, la situazione nelle regioni limitrofe è, in effetti, riferisce una nota, “significativamente più drammatica rispetto all’Alto Adige”. Ciò è dovuto al fatto che in Alto Adige si sono verificati ripetutamente temporali di calore. Inoltre, il fabbisogno idrico in Alto Adige può essere soddisfatto per una quota importante tramite numerosi pozzi e necessita quindi in misura minore di prelievi diretti dai corsi d’acqua superficiali.

Le Province di Bolzano e Trento, in collaborazione con Alperia e Dolomiti Energia, grazie a un’attenta gestione della produzione in diverse centrali idroelettriche dotate di bacini di accumulo, ha quasi completamente compensato il cosiddetto “hydro-peaking” sull’Adige, mantenendo costante per settimane la portata presso la stazione idrometrica in corrispondenza del ponte San Lorenzo a Trento a circa 130-140 m³/s. In questo modo è possibile garantire la portata minima di 80 m³/sec a Boara Bisani per l’approvvigionamento idrico potabile locale e assicurare una riserva minima per i terreni agricoli della zona. A Boara Pisani sono necessari 70-80 m³/sec di portata continua per impedire che l’acqua salata rifluisca attraverso il delta.

“Sarebbe presuntuoso credere che l’approvvigionamento idrico per la popolazione e l’agricoltura nella parte bassa dell’Adige possa essere garantito per mesi esclusivamente grazie al deflusso dai bacini di accumulo”, spiega il direttore dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima Flavio Ruffini. Al momento nessuno può dire quanto durerà questa situazione e se le persone che vivono lungo l’Adige non avranno ancora urgente bisogno dell’acqua stoccata nei bacini di accumulo per l’approvvigionamento idrico potabile. Infatti, una volta esaurita questa riserva, non ce ne sarebbero altre, sottolinea Ruffini.