Infermieri, Nursing Up: non basta reclutarli, bisogna capire perché lasciano il lavoro

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Infermieri lasciano il lavoro: infermiera in corsia in una fotografia di repertorio

Gli infermieri lasciano il lavoro per ragioni che, secondo Nursing Up, chiamano in causa turni, retribuzioni e organizzazione. Il sindacato chiede di misurare anche le uscite.

Gli infermieri lasciano il lavoro o valutano di farlo mentre il dibattito pubblico insiste spesso su quanti nuovi professionisti assumere. In una nota del 21 settembre il sindacato Nursing Up richiama uno studio internazionale del Global Nursing Workforce Centre, iniziativa di ICN e TruMerit basata su ricerche di 42 Paesi, per sostenere che le condizioni di lavoro influenzano tanto la scelta di entrare nella professione quanto quella di restarci. Retribuzione, riconoscimento, crescita e qualità delle cure sono tra i fattori citati dal sindacato.

Il presidente nazionale Antonio De Palma propone di guardare all’intero percorso: formazione, ingresso, permanenza e uscita. È un tema affrontato anche nel confronto del sindacato Nursing Up sulle condizioni degli infermieri in Veneto, sebbene la nota odierna abbia carattere nazionale e non riporti una rilevazione specifica nelle strutture vicentine. Per De Palma il solo aumento dei posti disponibili nei corsi o delle assunzioni non basta se non si misura quante persone smettono di svolgere la professione.

Infermieri lasciano il lavoro: cosa indicano gli studi citati

Nursing Up cita una meta-analisi del 2025, condotta su 75 studi e circa 3,35 milioni di infermieri: il 38,4% avrebbe manifestato l’intenzione di lasciare il proprio posto, mentre il turnover effettivo sarebbe stato del 15,2%. La distinzione è importante: il primo valore esprime un’intenzione, non un numero di dimissioni già avvenute. Nella stessa analisi, riferisce il sindacato, l’intenzione sarebbe più alta per chi lavora di notte rispetto ai turni diurni; il confronto non dimostra da solo un rapporto di causa ed effetto.

Un altro studio citato nella nota ha coinvolto 1.167 infermieri iscritti all’Ordine di Bergamo. Nel campione, il 56,4% avrebbe considerato di lasciare il posto attuale e il 46,6% di uscire dalla professione. De Palma precisa che quest’ultima percentuale non descrive tutti gli infermieri italiani: riguarda le risposte di quel gruppo territoriale. La richiesta del sindacato è costruire indicatori capaci di distinguere cambi di azienda, uscita dal servizio pubblico, lavoro all’estero e abbandono definitivo.

Formazione e permanenza. La nota richiama inoltre dati internazionali sulla formazione e segnala che le candidature italiane a Infermieristica per il 2026-27 sono cresciute, secondo un’elaborazione citata da Nursing Up, da 18.836 a 21.907. Per il presidente del sindacato questo segnale positivo va accompagnato da politiche che rendano sostenibile il lavoro dopo la laurea. Capire perché alcuni infermieri lasciano il lavoro diventa così, nella sua proposta, un indicatore stabile per le scelte sul personale sanitario.