Israele, dal diktat su Ben-Gvir agli Accordi di Abramo: il ruolo di Trump

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(Adnkronos) – Il presidente americano Donald Trump vuole che il leader di estrema destra Itamar Ben-Gvir non faccia parte del prossimo governo di Israele. Lo riferiscono fonti vicine al tycoon citate dal sito di Ynet, secondo le quali Trump vuole “la garanzia” che il primo ministro Benjamin Netanyahu non includa il leader di Otzma Yehudit in un futuro governo, ”questa non è un’opzione”, e probabilmente nemmeno il leader di Sionismo religioso, Bezalel Smotrich. Proprio in quest’ottica si legge il fatto che Trump si sia attribuito il merito del successo elettorale di Netanyahu dopo che i primi risultati ufficiali iniziavano ad arrivare con lo spoglio dei voti. Così facendo, quindi, Trump ha ricordato a Netanyahu il prezzo del loro accordo, chiarendo di non avere alcuna intenzione di cedere sulla richiesta di escludere Ben-Gvir. Con lo spoglio dei voti ancora in corso e nessuno dei due blocchi che ha ottenuto la maggioranza per formare un governo, la domanda è se Trump intensificherà il suo coinvolgimento nella politica israeliana dopo aver appoggiato Netanyahu prima delle elezioni e cercherà di realizzare un governo di unità nazionale. 

In base all’accordo tra Trump e Netanyahu, scrive Ynet, i due leader si concentreranno sull’Iran durante il primo dei due anni rimanenti del mandato di Trump, cercando di porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio. Ynet nota inoltre che durante il secondo e ultimo anno di Trump, Netanyahu potrebbe doversi dimettere, forse nell’ambito di un patteggiamento o di un altro accordo, mentre si svilupperanno gli sforzi per portare avanti gli Accordi di Abramo, sui quali il presidente americano punta. C’è però un divario tra gli accordi tra Netanyahu e Trump e la realtà sul campo. Diversi Paesi arabi, tra cui l’Arabia Saudita, hanno chiarito al presidente statunitense che non perseguiranno la normalizzazione delle relazioni con Israele finché Netanyahu rimarrà primo ministro. Trump potrebbe quindi spingere per un governo di unità nazionale con una rotazione alla carica di primo ministro, al fine di spianare la strada all’estensione degli Accordi di Abramo. 

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