VicenzaPiù Viva n. 309 e le intelligenze, umane e artificiali, che non vanno governate da pochi

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intelligenza artificiale vignetta per editoriale

Editoriale VicenzaPiuViva n. 309, giugno 2026, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)

Ogni città lascia tracce. Alcune sono evidenti: gli edifici che cambiano funzione, le strade che si trasformano, i cantieri, le attività che aprono e quelle che chiudono. Altre sono meno visibili ma forse più importanti: le idee che circolano, le domande che una comunità si pone, la capacità di immaginare il proprio futuro. Questo numero di VicenzaPiù Viva nasce proprio dall’incrocio tra questi due livelli.
A prima vista gli argomenti sembrano molto diversi tra loro. L’intelligenza artificiale. I vuoti urbani e militari disseminati nel territorio vicentino. Le difficoltà del trasporto pubblico locale. Le trasformazioni del commercio cittadino. Le difficoltà di chi vorrebbe un lavoro umano e una sanità a misura d’uomo.
Eppure, pagina dopo pagina, ci siamo accorti che tutti questi temi conducono alla stessa domanda: chi governa il futuro?
L’intelligenza artificiale è forse l’esempio più evidente. C’è chi la presenta come una soluzione universale e chi la descrive come una minaccia inevitabile. Noi preferiamo una terza strada: conoscerla. Perché ciò che non si conosce non si governa. E ciò che non si governa finisce quasi sempre per essere governato da altri.
La stessa riflessione vale per la città.
Vicenza convive da anni con spazi vuoti che raccontano storie incompiute: aree militari, edifici dismessi, contenitori che attendono una funzione e una visione. Non sono soltanto problemi urbanistici. Sono domande aperte sul modello di città che vogliamo costruire.
Lo stesso vale per il trasporto pubblico. Dietro le polemiche, le paure e le resistenze al cambiamento si nasconde una scelta molto concreta: continuare a subire la mobilità oppure provare a progettarla. Le città non migliorano da sole. Peggiorano da sole. Per migliorare hanno bisogno di idee, investimenti e partecipazione.
Anche la nuova puntata dello spoiler che annuncia “Vicenza secondo Coviello”, che più che una personale biografia raccoglie degli appunti su un viaggio attraverso difficoltà da superare e spesso superate con una buona dose di follia, parla in realtà di questo. Delle conseguenze che possono avere le decisioni prese altrove. Del rapporto tra responsabilità personale, libertà e potere. Del prezzo che talvolta occorre pagare per restare coerenti con sé stessi.
Ma una città non vive soltanto di economia, politica e tecnologia.
Per questo nelle pagine di VicenzaPiù Viva trovano spazio anche il teatro, la danza, la storia e i protagonisti della vita culturale del territorio dove cultura è anche quella dei video realizzati per il Museo degli scacchi di Marostica da un regista nostrano, Franco Albanelli di Link Video, che utilizza l’AI sulla base di una professionalità pluridecennale unita al saper fare umile delle nostre terre. Nostre perché sono anche mie dal 1992… I racconti legati al Teatro Odeon e a Villa Da Porto fino ai percorsi artistici e alle storie biancorosse, che contribuiscono a costruire l’identità della nostra comunità, sono temi che qualcuno potrebbe considerare più leggeri. Noi pensiamo siano semplicemente indispensabili. Perché senza cultura una città può amministrare il presente, ma difficilmente riesce a immaginare il futuro.
Le tracce lasciate da una comunità raccontano ciò che è stata. Le scelte che compie raccontano ciò che vuole diventare.
Forse il filo rosso di questo numero è proprio qui.
Nella convinzione che il futuro non sia un luogo già scritto da qualche algoritmo, da qualche consiglio di amministrazione o da qualche centro di potere lontano. Il futuro resta una responsabilità collettiva.
Vale per la tecnologia. Vale per l’economia. Vale per la politica. Vale per Vicenza.
Per questo continuiamo a fare giornalismo indipendente dopo vent’anni. Non per fornire risposte preconfezionate, ma per aiutare a formulare le domande giuste.
E, in fondo, la domanda che attraversa molte delle pagine di questo numero è sempre la stessa: chi decide il futuro? I cittadini o pochi centri di potere economico e tecnologico? Le comunità o gli algoritmi? La partecipazione o la delega?