M5S Vicenza respinge l’etichetta di filorussi: «Condanniamo l’invasione, serve diplomazia»

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M5S Vicenza, il deputato Enrico Cappelletti tra i firmatari della nota

Il M5S Vicenza contesta la definizione di ‘filorussi’ attribuita alle sue posizioni sulla guerra in Ucraina: condanna l’invasione russa e chiede una via diplomatica.

Il M5S Vicenza respinge l’etichetta di ‘filorussi’ riferita alle sue posizioni sulla guerra in Ucraina. La presa di posizione del gruppo territoriale arriva dopo un articolo del Giornale di Vicenza sul dibattito di sabato alla Festa dell’Unità. In una nota firmata da esponenti locali e regionali, il Movimento afferma di avere condannato fin dall’inizio l’aggressione militare russa e rivendica, al tempo stesso, la scelta di puntare sulla diplomazia. La distinzione fra solidarietà all’Ucraina e contrarietà al riarmo è presente anche nelle posizioni programmatiche pubblicate dal Movimento 5 Stelle.

La precisazione non modifica il quadro della guerra, ma riguarda il modo in cui si descrive una posizione politica. Per il gruppo vicentino, chiedere negoziati e criticare l’escalation militare non equivale a sostenere la Russia. Il comunicato definisce ingiustificata la qualificazione delle sue idee come pericolosamente filorusse e chiede che il dissenso sulle strategie occidentali sia discusso nel merito, senza attribuire intenzioni che i firmatari negano. Il tema della diplomazia è già comparso nel dibattito veneto sulle iniziative per la pace in Ucraina.

La nota porta le firme di Giovanni Glorioso, rappresentante del gruppo territoriale di Vicenza, Simone Contro, coordinatore regionale, Gedorem Andreatta, coordinatore provinciale, ed Enrico Cappelletti, deputato. I quattro ribadiscono la solidarietà al popolo ucraino e sostengono che la ricerca di una soluzione negoziale debba tornare al centro dell’azione europea.

M5S Vicenza, la distinzione tra condanna della Russia e critica al riarmo

Secondo i firmatari, la fornitura continuativa di armamenti e l’escalation non hanno prodotto la fine delle ostilità. Si tratta di una valutazione politica, non di una conclusione condivisa da tutte le forze in campo. Nel documento il gruppo richiama inoltre i colloqui avviati a Istanbul nel 2022 e si domanda se i partner occidentali abbiano sostenuto con sufficiente tenacia la possibilità di un’intesa. Anche questa è una domanda posta dal M5S, non la prova che un accordo fosse già raggiungibile.

Il movimento chiede infine rispetto per chi propone una strada diversa dall’incremento delle spese militari. La replica nasce quindi da una controversia sulle parole usate per raccontare il confronto pubblico, oltre che da una divergenza sulla politica estera. Per il lettore resta essenziale tenere separati tre piani: la condanna dell’invasione russa dichiarata dal gruppo, la sua proposta di rafforzare la mediazione e le valutazioni, contestate, sul ruolo del riarmo.