
(articolo di Alessandro Dai Zotti, Studioso di comunicazione, linguaggio e dinamiche relazionali, da VicenzaPiù Viva n. 307, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Un uomo anziano con un cappello a punta e una folta barba bianca mentre si regge su un bastone inizia a pronunciare parole in una lingua antica. Una donna vestita di nero si accinge ad aggiungere delle zampe di rospo a un grosso pentolone nero che sta bollendo sul camino. Nell’immaginario collettivo la parola magia potrebbe evocare delle situazioni simili.
Ma se il volto dell’uomo fosse quello dell’impiegato delle poste o del postino che ci consegna le lettere? E se il volto della donna fosse quello dell’istruttrice di nuoto o della direttrice della banca? E se anche il loro modo di vestire fosse uguale e identico al nostro?
È possibile che dei nostri pregiudizi ci impediscano di vedere e apprezzare una differente sfaccettatura della realtà?
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