
Primo soccorso e prevenzione incendi sono i due capitoli della sicurezza aziendale che vengono sistemati una volta e poi dimenticati: la cassetta di primo soccorso appesa al muro, gli estintori lungo il corridoio, il registro dei controlli in un cassetto. Finché non serve nulla, tutto sembra in ordine. Il problema è che entrambi i sistemi si degradano in silenzio, tra materiale scaduto, addetti che nel frattempo hanno cambiato reparto e formazione non aggiornata. Vale la pena ripassare che cosa chiede la normativa sulle dotazioni di primo soccorso e antincendio in azienda e come si tiene in efficienza il materiale.
Gestione delle emergenze: da dove nasce l’obbligo
Il testo unico sulla sicurezza sul lavoro impone al datore di lavoro di organizzare i rapporti con i servizi pubblici di emergenza, di designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, evacuazione e primo soccorso e di garantire loro formazione, attrezzature adeguate e aggiornamento. La designazione non è delegabile e gli addetti, salvo giustificato motivo, non possono rifiutare l’incarico. Il numero delle persone da formare va dimensionato sull’organizzazione reale: turni, reparti distaccati, periodi di ferie e lavoro notturno vanno tutti coperti.
Primo soccorso: gruppi, cassetta e formazione
Il decreto ministeriale che disciplina la materia classifica le aziende in tre gruppi, in base al tipo di attività, al numero di lavoratori e all’indice infortunistico del settore. Dalla classificazione discendono sia la dotazione minima sia la durata della formazione.
- aziende del gruppo A: cassetta di pronto soccorso con il contenuto minimo previsto dall’allegato, formazione degli addetti di sedici ore;
- aziende dei gruppi B e C: cassetta di pronto soccorso per il gruppo B, pacchetto di medicazione per il gruppo C, formazione di dodici ore;
- per tutti: aggiornamento periodico della formazione, con cadenza almeno triennale e obbligo di esercitazione pratica;
- presidio aggiuntivo nei luoghi di lavoro distaccati o nei mezzi utilizzati dai lavoratori fuori sede;
- mezzo di comunicazione idoneo per attivare rapidamente il sistema di emergenza sanitaria.
La manutenzione della dotazione è la parte che salta più spesso. Il contenuto della cassetta va verificato periodicamente e ripristinato dopo ogni utilizzo: garze, disinfettanti, soluzione per lavaggio oculare e guanti hanno una data di scadenza, e un flacone aperto l’anno precedente non è più utilizzabile. Una checklist con firma e data, tenuta accanto alla cassetta, risolve il problema con pochi minuti al mese.
Antincendio: attrezzature, controlli e registro
Sul fronte incendi il quadro si è aggiornato con i decreti ministeriali del settembre 2021, che hanno ridisegnato la formazione degli addetti, i criteri generali di progettazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro e soprattutto le regole su controlli e manutenzione delle attrezzature e degli impianti. La documentazione tecnica e i chiarimenti su questi provvedimenti sono pubblicati dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco sul proprio portale, insieme alla modulistica per le pratiche di prevenzione incendi.
Tre punti meritano attenzione. Il primo riguarda la qualificazione di chi esegue manutenzione e controlli, che deve essere documentata. Il secondo è il registro dei controlli, dove annotare verifiche, interventi e anomalie: è il documento che in caso di verifica dimostra che il sistema è gestito e non solo installato. Il terzo è la sorveglianza quotidiana, cioè il controllo visivo che chiunque in azienda può fare e che intercetta la maggior parte dei problemi reali.
- estintore presente nella posizione prevista, ben visibile e non ostruito da materiale accatastato;
- manometro nella zona verde, spina di sicurezza e sigillo integri, cartellino di manutenzione aggiornato;
- vie di esodo sgombre e porte di emergenza apribili senza chiave nel verso dell’esodo;
- segnaletica e illuminazione di emergenza funzionanti;
- idranti e naspi accessibili, con manichette e lance al loro posto.
Per gli estintori portatili la norma tecnica di riferimento prevede una sequenza di attività con periodicità diverse: sorveglianza continua, controllo periodico a cadenza semestrale, revisione e collaudo con intervalli legati alla tipologia di estinguente. Sono operazioni che richiedono personale qualificato e che vanno programmate, perché un estintore fuori revisione equivale, davanti a un controllo, a un estintore assente.
Come organizzare il riordino
Nella pratica conviene accorpare le scadenze: un’unica verifica semestrale che comprenda contenuto della cassetta, stato degli estintori, illuminazione di emergenza e cartellonistica evita la rincorsa continua. Il materiale di reintegro, dalle confezioni sterili ai cartelli segnaletici fino agli accessori per gli estintori, si trova raggruppato nelle sezioni dedicate ai presidi di primo soccorso e alle attrezzature antincendio, e programmarne l’acquisto una o due volte l’anno costa meno degli ordini d’urgenza.
L’elemento che fa la differenza
Dotazioni e registri sono condizioni necessarie, non sufficienti. Quello che determina l’esito di un’emergenza è la prova pratica: l’esercitazione periodica di evacuazione, il ripasso di chi chiama i soccorsi e con quali informazioni, la verifica che la squadra sappia dove si trovano cassetta, quadro elettrico generale e valvola di intercettazione del gas. È la parte che costa meno e che viene rinviata più spesso, ed è anche l’unica che, nel momento in cui serve davvero, si vede.



































