Protocollo Cecchettin nelle scuole, Valdegamberi rilancia la richiesta di confronto

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Protocollo Cecchettin nelle scuole, Stefano Valdegamberi

Il consigliere regionale richiama il contributo dello psicologo Massimo Lattanzi e chiede al ministro Valditara un confronto sugli approcci educativi.

Il protocollo Cecchettin nelle scuole resta al centro del confronto politico in Veneto. Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del Gruppo misto-Futuro Nazionale, torna sulle proprie critiche all’accordo tra il ministero dell’Istruzione e la Fondazione Giulia Cecchettin per le attività di educazione al rispetto e prevenzione della violenza. Le dichiarazioni sono state diffuse dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale del Veneto.

Valdegamberi sostiene di non contestare l’educazione al rispetto, la gestione dei conflitti o la capacità di riconoscere la violenza e chiedere aiuto. La sua obiezione riguarda l’impostazione culturale e scientifica del percorso: a suo giudizio, un fenomeno complesso non dovrebbe essere ricondotto a una sola chiave interpretativa.

La nuova presa di posizione segue le critiche già illustrate nell’articolo sulla precedente contestazione di Valdegamberi al protocollo Cecchettin. Questa volta il consigliere richiama la disponibilità al confronto manifestata da Massimo Lattanzi, psicologo, psicoterapeuta e criminologo, coordinatore nazionale dell’Associazione italiana di psicologia e criminologia.

Protocollo Cecchettin nelle scuole, il contributo richiamato da Valdegamberi

Secondo la ricostruzione del consigliere, Lattanzi propone di considerare una pluralità di fattori individuali e relazionali: traumi precoci, esperienze avverse nell’infanzia, caratteristiche della personalità, difficoltà nel controllo degli impulsi e disregolazione emotiva. L’Aipc avrebbe sviluppato su queste basi il protocollo Vera, che combina valutazione clinica, inquadramento psicodiagnostico e misurazioni psicofisiologiche.

Si tratta della posizione riferita da Valdegamberi e non di una conclusione condivisa dall’intera comunità scientifica. Il comunicato non contiene la replica del ministero, della Fondazione Giulia Cecchettin né di studiosi con orientamenti differenti. Il consigliere usa il contributo citato per chiedere che le istituzioni ascoltino più approcci prima di definire le attività educative.

Nel dibattito restano distinti due piani. Il primo riguarda l’obiettivo dichiarato dell’accordo, cioè prevenire la violenza e promuovere relazioni rispettose. Il secondo investe modelli, linguaggi e strumenti scelti per tradurre questo obiettivo nella formazione destinata agli studenti.

Valdegamberi rivolge quindi una domanda al ministro Giuseppe Valditara: perché adottare, sostiene, una sola impostazione senza un confronto più ampio? Il seguito politico del protocollo Cecchettin nelle scuole dipenderà dalle eventuali risposte istituzionali e dalla disponibilità ad aprire un approfondimento pubblico tra competenze diverse.