Notizie, tristi, dal mondo del lavoro in una giornata qualunque

550

E’ successo giovedì 21 giugno (notizie diffuse da varie fonti):

1 – “intorno a mezzogiorno a Verona, nei pressi del vivaio VerdeValle, è deceduto sul colpo un operaio nato a Delianuova, in provincia di Reggio Calabria, e residente a Villafranca di Verona”
2 – “un operaio romeno di 37 anni, residente in provincia di Rovigo, è morto dopo essere rimasto schiacciato da un automezzo all’interno di un mangimificio a Minerbe, in provincia di Verona. L’uomo lavorava per una ditta esterna che si occupa della manutenzione”


3 – “è stato travolto da un camion che stava transitando in A15 ed è morto sul colpo: per lui non c’è stato nulla da fare. Nella mattinata del 21 giugno, verso le ore 9.30 un giovane operaio 24enne, Angelo Adduocchio, che stava lavorando per predisporre la segnaletica stradale per un cantiere è stato investito violentemente dal mezzo pesante”
4 – “il 55enne Marco Sebastiano Aiello, operaio della Sic di Cesena, è morto dopo essere caduto nel vuoto da un lucernario mentre svolgeva un lavoro presso lo stabilimento della L-Foundry di Avezzano, in provincia di L’Aquila”
5 – “nella provincia di Teramo Nicola D’Alesio è rimasto schiacciato da una rotoballa caduta da un trattore”
6 – “Biagio Menna è morto dopo 45 giorni di agonia dopo essere caduto sbattendo violentemente il capo per terra”
7 – “nella provincia di Bolzano ha perso la vita, schiacciato dal trattore, Karl Walker”

Notizie che si perdono in mezzo a tante altre ma che descrivono la reale situazione che esiste nel nostro paese della sicurezza nei luoghi di lavoro. Succede sempre più spesso, a nord come a sud, nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi. E, intanto, i “nostri governanti” (quelli di prima e quelli di oggi) ci vengono a spiegare che la mancanza di sicurezza è dovuta agli immigrati, agli stranieri, ai diversi.

Non ci sarà vero cambiamento nella nostra povera patria finché non sarà garantito dalle istituzioni (dallo Stato, dalle regioni, dai comuni) il diritto a lavorare in sicurezza, sempre, comunque e ovunque. Non ci sarà vero cambiamento finché il profitto individuale verrà prima di qualsiasi altra priorità. Non ci sarà cambiamento finché la priorità sarà quella di abbassare le tasse ai più ricchi con la flat tax o con condoni più o meno mascherati a chi non ha pagato le tasse.

Articolo precedenteOperazione anti spaccio della Polizia Locale di Vicenza a Villa Tacchi
Articolo successivoCercando il lavoro, il 28 giugno a Vicenza seminario gratuito su multiculturalità e internazionalizzazione attraverso l’inglese
Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.