
Il caso dell’impianto Silva di Montecchio Precalcino sbarca ufficialmente nel cuore delle istituzioni europee. Ieri, mercoledì 25 febbraio 2026, si è tenuta a Bruxelles l’attesa discussione presso la Commissione Europea per le Petizioni del Parlamento Europeo, un momento che gli attivisti hanno già definito “indimenticabile”.
All’unanimità, tutti i gruppi politici della Commissione hanno deciso di tenere aperta la petizione, decidendo di procedere con ulteriori approfondimenti sulla vicenda. L’iter europeo su Silva, dunque, continua e si carica di un peso istituzionale senza precedenti.
Una rappresentanza del Comitato Tuteliamo la Salute, guidata da Silvia Peruzzo e composta da altri nove membri, è stata ricevuta presso il Parlamento per esporre le criticità del progetto Silva alla presenza del Direttorato Ambiente.
La petizione, presentata il 14 agosto 2025, era già stata giudicata “ammissibile” lo scorso dicembre, avviando un’indagine preliminare e coinvolgendo la Commissione per l’Ambiente. Il traguardo raggiunto ieri dimostra come le autorità di Bruxelles siano disposte all’ascolto delle comunità locali, specialmente in un Paese come l’Italia che già oggi deve confrontarsi con numerose infrazioni ambientali.
“D’ora in poi si forma uno spazio operativo istituzionale sulla vicenda presso la Commissione per le Petizioni – spiegano dal Comitato -. Siamo soddisfatti che la lente dell’Europa ora attenzionerà ancor di più il nostro martoriato territorio. La vicenda Silva non riguarda solo Montecchio o Vicenza, ma interroga su cosa significhi tutelare la salute pubblica”.
A Montecchio Precalcino – lo ricordiamo – la società Silva ha intenzione di realizzare un sito per il trattamento di rifiuti, dove un tempo sorgeva la Safond Martini, travolta da una nota vicenda di inquinamento.
A sostenere con forza la posizione dei cittadini è stata Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra e Vicepresidente della Commissione Petizioni, che ha usato parole durissime contro l’inerzia istituzionale locale.
“Il progetto di un nuovo impianto di rifiuti sanitari pericolosi rappresenta un rischio per una comunità di oltre 300.000 persone servite da un acquedotto che preleva l’acqua poco a valle dal sito – ha spiegato Guarda -. Parliamo di un’area di ricarica dove ogni goccia finisce direttamente in falda: se una qualsiasi strategia di prevenzione dell’azienda non dovesse funzionare, sarà compromessa una delle falde più importanti d’Europa”.
L’eurodeputata ha tracciato un parallelo inquietante con il caso Miteni: “Accanto a questa falda ce n’è un’altra, tristemente famosa per l’inquinamento da PFAS, che rimarrà inutilizzabile per secoli. Oggi discutiamo di una delle poche falde ancora tutelate, eppure autorizziamo un’azienda impattante in una zona già esposta a siti contaminanti e discariche non impermeabilizzate”.
Secondo l’eurodeputata, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) in corso sarebbe “monca” a causa della mancata definizione delle aree di salvaguardia degli acquiferi, attesa in Veneto da vent’anni.
“Chiedo alla Commissione Petizioni una comunicazione che aiuti la Provincia di Vicenza a non affrettare i risultati – ha concluso Cristina Guarda -. Non possiamo accettare che la risposta ai cittadini sia solo il ricorso ai tribunali, con un enorme dispendio di risorse, quando la mancanza reale è delle istituzioni. Serve una presa di responsabilità europea per difendere la salute pubblica in un territorio dove l’esposizione a patologie è già elevata e non può essere sottovalutata”.







































