
Una lunetta con “L’Immacolata Concezione tra due angeli”, oggi a Villa Immacolata a Torreglia, potrebbe essere di Costantino Pasqualotto. L’attribuzione è dello studioso Francesco Caracciolo, che propone un’aggiunta al catalogo del pittore rococò attivo a Vicenza nel Settecento.
Un possibile nuovo tassello nel catalogo di Costantino Pasqualotto, pittore vicentino del Settecento, emerge grazie a una recente ricerca dello studioso Francesco Caracciolo, docente di Storia dell’Arte e autore di precedenti studi su artisti veneti (Globus Rivista), che propone l’attribuzione al maestro di una lunetta raffigurante “L’Immacolata Concezione tra due angeli”.
L’opera, oggi collocata sopra l’ingresso del salone delle conferenze di Villa Immacolata a Torreglia, nei Colli Euganei, raffigura la Vergine Maria al centro della composizione, affiancata da due angeli inginocchiati. Secondo Caracciolo, i caratteri stilistici e iconografici rimandano con buona probabilità alla mano del pittore vicentino.
«Ho rintracciato un dipinto antico raffigurante l’Immacolata Concezione tra due angeli inginocchiati e ho avanzato l’attribuzione dell’opera a Costantino Pasqualotto», spiega lo studioso, che sottolinea come l’artista fosse «autore di dipinti di soggetto religioso e devozionale e protagonista della stagione rococò a Vicenza».
Una composizione classica e simmetrica
Nel dipinto la Vergine presenta gli attributi tradizionali dell’Immacolata: il serpente sotto i piedi – simbolo del peccato sconfitto – la falce di luna, le mani giunte e le dodici stelle attorno al capo, richiamo alla figura della donna dell’Apocalisse.
Caracciolo evidenzia come l’impianto dell’opera riveli una fase avanzata della maturità artistica del pittore: «L’impianto compositivo e la stesura cromatica denotano una fase piuttosto avanzata della stagione pittorica del Pasqualotto». L’artista, infatti, lavorava con «strati sottilissimi di colore molto diluito che veniva assorbito dalla preparazione ocra», tecnica che lo studioso ritiene compatibile con una datazione attorno agli anni Quaranta del Settecento.
La composizione, costruita con grande equilibrio, è caratterizzata da una perfetta simmetria: la Madonna al centro e i due angeli ai lati, con atteggiamenti differenti ma complementari.
Le analogie con altre opere
Un elemento decisivo per l’attribuzione riguarda le analogie con opere già note del pittore vicentino. «Stringenti sono le analogie stilistiche e morfologiche con opere mature dell’artista, come l’Annunciazione di Villa Squarzi a Longara», osserva Caracciolo, in particolare per quanto riguarda la resa delle figure angeliche.

Uno degli angeli appare «molto candido ed etereo», quasi sospeso sulla nuvola, mentre l’altro mostra «le braccia incrociate sul petto in un atteggiamento di riverenza e devozione». Le vesti, dai toni pastello ravvivati da colpi di luce alla veneta, rivelano quella capacità narrativa e devozionale con cui «l’artista parla alla gente con semplicità, suscitando compassione e sentimenti pietistici».
Dalla villa gentilizia ai Colli Euganei
La lunetta non si trovava originariamente nella sede attuale. L’opera proviene infatti dalla cappella di Villa Lugli, poco distante, e fu trasferita a Villa Immacolata grazie all’interessamento di don Pietro Prazzo.
Secondo quanto riferito allo studioso dal direttore della struttura, don Federico Giacomin, il dipinto ha beneficiato anche di un intervento di restauro effettuato da un restauratore di Albignasego.
La scoperta e la proposta attributiva avanzata da Caracciolo rappresentano dunque una possibile nuova acquisizione per la conoscenza dell’opera di Costantino Pasqualotto, pittore ancora poco noto ma centrale nella cultura artistica vicentina del Settecento.




































