Aree di salvaguardia acqua Dueville e Villaverla: ora palla alla Giunta. La soddisfazione del Comitato Tuteliamo la Salute

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aree salvaguardia
Le Risorgive di Dueville

C’è molta attesa per le determinazioni della Giunta regionale del Veneto sulle aree di salvaguardia relative ai pozzi acquedottistici nei Comuni di Dueville e Villaverla, nel Vicentino, dopo che ieri – come riportato da queste pagine – la commissione tecnica regionale Ambiente dedicata all’esame della proposta di perimetrazione ha approvato il relativo studio.

La Commissione ha infatti individuato le aree di salvaguardia e predisposto la proposta tecnica che sarà ora trasmessa all’esecutivo veneto per l’approvazione definitiva.

“Avevamo detto che entro aprile si sarebbe concluso il percorso tecnico e così è stato – dichiara l’assessore regionale all’Ambiente del Veneto, Elisa Venturini –. Si tratta di un passaggio importante che conferma l’attenzione costante della Regione verso una vicenda particolarmente delicata per le comunità interessate. Ora attendiamo l’ultimo passaggio in Giunta per arrivare alla definizione definitiva del provvedimento”.

L’esame della Commissione ha richiesto un approfondito lavoro istruttorio e attenzione tecnica, in ragione della rilevanza dell’intervento e della necessità di garantire la più ampia tutela della risorsa idrica.

Le importanti novità sulle aree di salvaguardia dei pozzi acquedottistici di Dueville e Villaverla è stata accolta con entusiasmo dai componenti del Comitato Tuteliamo la Salute, decisivi nel porre il problema del progetto di ampliamento del sito di gestione rifiuti a Montecchio Precalcino presentato da Silva, società controllata dal Gruppo Ecoeridiana.

In una nota, gli attivisti ricordano i contributi sulla questione forniti da enti, consiglieri regionali e sindaci del territorio e ricordano come la zona interessata dalle aree di salvaguardia coinvolga parte dei comuni di Dueville, Villaverla, Thiene, Sarcedo e Montecchio Precalcino (foto).

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“Quando saranno definitivamente approvate dalla Giunta – sottolinea Cts –, all’interno di queste zone saranno vietate, tra le altre cose, la dispersione di fanghi e acque reflue, l’accumulo e lo spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi; aree cimiteriali; l’apertura di cave che possono essere in connessione con la falda; la gestione di rifiuti e lo stoccaggio di prodotti ovvero sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive”.

Ora, anche per il Comitato, le speranze sono riposte nell’approvazione della Giunta della Regione Veneto e sul possibile ricorso da parte del privato al Tar contro la decisione della conferenza dei servizi che ha bocciato il progetto di Silva, dichiara: “Sarebbe fondamentale che ci fossero già dei vincoli precisi approvati, in modo da impedire l’autorizzazione di un impianto così impattante in un territorio così delicato”.