Caldo estremo, Spi Cgil parla della cooling poverty: “Un ultra75enne su tre in Veneto non può permettersi di raffrescare la casa”

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Caldo estremo
Giacomo Vendrame dello Spi Cgil del Veneto

Non solo malori e decessi legati alle ondate di calore. In Veneto il caldo estremo sta facendo emergere anche un’altra criticità: la cooling poverty, ovvero l’impossibilità economica di mantenere fresca la propria abitazione durante l’estate.

L’allarme arriva dallo Spi Cgil Veneto che, sulla base di una rielaborazione dei dati Istat, evidenzia come circa un terzo degli ultra75enni veneti viva questa condizione, spesso perché non dispone delle risorse necessarie per acquistare o utilizzare un impianto di climatizzazione.

Cooling poverty Veneto: condizionatori assenti o troppo vecchi

Secondo il sindacato dei pensionati della Cgil, tra gli anziani che possiedono un condizionatore oltre la metà utilizza apparecchi installati da più di vent’anni.

Impianti ormai superati che, oltre a garantire un’efficacia inferiore rispetto ai modelli più recenti, comportano consumi energetici molto più elevati e bollette che possono risultare anche più che doppie.

A questo si aggiunge un altro elemento: circa l’80% delle abitazioni italiane non è adeguatamente efficientato dal punto di vista energetico e fatica quindi a isolare gli ambienti sia dal caldo estivo sia dal freddo invernale. Una situazione che riguarda anche gran parte delle case abitate dai pensionati veneti.

Spi Cgil: “Il cambiamento climatico accentua le disuguaglianze”

“Il cambiamento climatico dovuto all’attività umana è ormai un dato di fatto che non si può più negare e ne abbiamo avuto prova in questo mese di giugno – afferma Giacomo Vendrame dello Spi Cgil del Veneto –. Queste condizioni climatiche, oltre a rappresentare un grave rischio per la salute degli anziani, ne evidenziano anche la fragilità economica e accentuano le disparità rispetto ad altre fasce della popolazione”.

Secondo Vendrame, è necessario affrontare il tema attraverso una programmazione strutturale che coinvolga enti locali e aziende sanitarie, inserendo la cosiddetta “contrattazione climatica” all’interno del confronto sulla negoziazione sociale.

Più verde urbano e rifugi climatici contro il caldo estremo

Tra le proposte avanzate dallo Spi Cgil figurano interventi di adattamento delle città alle nuove condizioni climatiche.

Il sindacato chiede una maggiore presenza di verde urbano, una riduzione della cementificazione, l’utilizzo di asfalti drenanti, investimenti nel trasporto pubblico e una riprogettazione degli spazi cittadini per renderli più vivibili durante le ondate di calore.

Un’altra proposta riguarda la creazione dei cosiddetti rifugi climatici, spazi pubblici climatizzati dove le persone più fragili possano trovare sollievo nelle giornate più torride di caldo estremo.

L’attenzione, conclude il sindacato, deve concentrarsi in particolare sugli anziani soli e su chi convive con patologie croniche come scompenso cardiaco, asma o diabete, condizioni che possono aggravarsi sensibilmente durante i periodi di caldo intenso.