Vicenza, vescovo Brugnotto visita Casa di Cura Villa Berica

44
brugnotto

Il vescovo di Vicenza monsignor Giuliano Brugnotto ha recentemente visitato la Casa di Cura Villa Berica, struttura  sanitaria vicentina appartenente al Gruppo Garofalo Health Care (GHC), in occasione della festa di Santa Brigida di Svezia.

Per consentire la partecipazione del maggior numero possibile di degenti, la Santa Messa è stata  celebrata eccezionalmente nella palestra riabilitativa della struttura. Per l’occasione l’altare e tutto il necessario per la celebrazione sono stati trasferiti dalla cappella della struttura, abituale luogo di  preghiera della Casa di Cura, trasformando temporaneamente la palestra in un accogliente spazio dedicato alla liturgia.

Alla celebrazione, presieduta dal Vescovo, ha concelebrato anche don Rosino, parroco che celebra regolarmente la Santa Messa nella cappella della struttura. Numerosi i degenti presenti insieme a  medici, operatori e personale amministrativo. Particolarmente partecipato anche il momento della comunione, durante il quale il Vescovo ha raggiunto personalmente i degenti impossibilitati a  muoversi, distribuendo loro l’Eucaristia. 

La visita del vescovo Brugnotto alla Casa di Cura Villa Berica

Ad aprire la mattinata è stato il saluto del direttore sanitario, Domenico Scibetta, che, a nome  dell’Amministratore Delegato Maria Laura Garofalo, della Direzione della Casa di Cura, dei  medici, degli infermieri, di tutti i professionisti sanitari, del personale amministrativo e tecnico, dei volontari, dei pazienti e delle loro famiglie, ha rivolto al vescovo il più sincero benvenuto nella comunità. Nel suo intervento ha richiamato il significato più profondo della cura, intesa come incontro tra  competenza, conforto e speranza. Un saluto pronunciato con sincera partecipazione, nel quale  l’emozione ha accompagnato le parole.

Il direttore sanitario ha ringraziato il personale per “il loro impegno quotidiano, discreto e lontano dai  riflettori”, richiamando le parole di Papa Francesco: “Siamo chiamati a curare e consolare con scienza  e compassione”. Da questo pensiero ha preso spunto per sottolineare come “la medicina raggiunga il suo punto più alto quando sa custodire, insieme al corpo, anche la speranza”. Rivolgendosi al vescovo, Scibetta ha quindi espresso gratitudine per la visita, definendola un incoraggiamento  a proseguire il cammino della struttura con responsabilità e fiducia.  

Nell’omelia, monsigon Brugnotto ha proposto una riflessione sul valore della fragilità e della relazione, ricordando come nessuno possa vivere o salvarsi da solo. Richiamando il Vangelo della vite e dei tralci, ha sottolineato come proprio i luoghi della cura insegnano ogni giorno il valore dell’accompagnamento, dell’ascolto e della vicinanza reciproca. Parole che hanno trovato una  particolare sintonia con la realtà di Villa Berica e con quanti vi operano quotidianamente.  

Al termine della celebrazione il Vescovo ha voluto visitare i reparti, soffermandosi nelle stanze per salutare personalmente i degenti e dedicando a ciascuno qualche parola. Si è trattenuto anche con il  personale incontrato durante la visita, interessandosi al loro lavoro, alle responsabilità che ricoprono  e ringraziandoli per il servizio svolto, senza dimenticare una domanda sul loro riposo e sulle vacanze ormai vicine.  

Non è mancato un momento di confronto con la Direzione della Casa di Cura, durante il quale Brugnotto ha dialogato con il direttore generale e il direttore sanitario, interessandosi all’attività della  struttura, all’organizzazione e ai servizi oƯerti ai pazienti.  

Come segno di riconoscenza per la visita, Villa Berica ha donato al Vescovo il volume realizzato in  occasione del centenario della Casa di Cura, un’occasione per ripercorrere l’evoluzione della struttura fino alla sua attuale configurazione e ricordare il ruolo fondamentale che le Suore hanno avuto nella  nascita e nello sviluppo dell’Istituto, contribuendo a costruirne nel tempo l’identità e la missione.  

Un semplice momento conviviale ha concluso una visita sentita e partecipata, vissuta come occasione di incontro e di ascolto. Una mattinata che ha lasciato nei degenti e nel personale il ricordo  di una presenza attenta, capace di fermarsi con ciascuno e di condividere con semplicità la  quotidianità di una comunità che ogni giorno mette al centro la cura della persona.