Treccani, femminicidio è la parola più cercata del 2026: la notizia esce nella settimana con 6 donne uccise da Nord a Sud

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Treccani

È “femminicidio” la parola più consultata sul portale Treccani.it dall’inizio del 2026. Il termine guida una classifica di dieci parole ormai entrate nell’uso comune e presenti nei dizionari della lingua italiana, e rappresenta la parola più cercata sulla piattaforma digitale ufficiale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, nata per digitalizzare, aggiornare e rendere accessibile online il suo patrimonio enciclopedico e linguistico.

La classifica delle 10 parole più consultate su Treccani

Al secondo posto si trova “maranza”, mentre sul terzo gradino del podio c’è “fake news”. Seguono overtourism, influencer, smart working, follower, rider, meme e selfie.

Una graduatoria che fotografa alcuni dei fenomeni sociali, culturali e tecnologici che hanno caratterizzato il linguaggio degli ultimi anni e un vocabolario in continua evoluzione. Cronaca, social network, lavoro, mode e nuovi fenomeni culturali entrano nel linguaggio quotidiano e finiscono per modificare anche le parole che gli italiani usano quotidianamente e le modalità di ricerca di informazioni e definizioni online.

Femminicidio

Il termine femminicidio occupa il primo posto della classifica. La sua diffusione è legata alla necessità di identificare con precisione una particolare forma di violenza contro le donne. Treccani lo aveva scelto come parola dell’anno 2023, sottolineandone la rilevanza socioculturale. Il termine, inizialmente registrato tra i neologismi, è successivamente entrato nel vocabolario.

La sua presenza al vertice delle consultazioni nel 2026 testimonia anche quanto il tema della violenza contro le donne continui a essere presente nel dibattito pubblico e nelle cronache.

Femminicidio, dalla cronaca alla lingua italiana

La classifica di Treccani è stata diffusa il 18 agosto, negli stessi giorni in cui i media sono affollati dalle notizie di violenza, in particolare di genere.

Tania Terrin, 39 anni, uccisa nella sera di Ferragosto; sempre il 15 agosto, a Sant’Angelo a Cupolo, piccola cittadina nella provincia di Benevento, Faustino Cardillo ha accoltellato la moglie, Maria D’Alessandro, 75 anni, tentando subito dopo il suicidio; e poi Ornella Forastefano, 46 anni, lasciata agonizzante la mattina del 16 agosto davanti all’ospedale di Trebisacce (BA) e poi morta a causa di profonde ferite e traumi su tutto il corpo; Michela Rubiu, 47 anni, morta a Cagliari la mattina del 17 agosto dopo 25 giorni di agonia a causa delle ferite riportate alla testa, il marito le aveva sparato un proiettile alla nuca; Joanna Rouissi, la donna di 50 anni uccisa a coltellate dal marito nel pomeriggio di martedì 18 agosto a Colleferro (RM), sotto gli occhi del figlio più piccolo. E infine Carmela Bifano, 2 anni: il marito è indiziato per averla uccisa il 18 agosto, forse con una pietra, in un fondo agricolo a Villaggio Frassa (CS).

La madre di Tania Terrin, Marinella Forner, ha detto: “Sentivo, da madre, temevo che prima o poi sarebbe successo qualcosa”, ha aggiunto, concludendo “I carabinieri devono dire alle donne che denunciano che devono essere pronte a fare le valigie, mollare il lavoro, mollare i vostri affetti, mollare le case, mollare tutto, e nascondervi. Voi dovete nascondervi, perché è l’unica cosa che vi possa salvare”.  

Secondo Forner, non è giusto che la situazione sia questa, ovvero che le minacciate si debbano nascondere, “Le donne continuano a morire”. Una vera emergenza che mostra, nell’insieme, la necessità di una modifica nelle leggi – affinché siano più severe nel proteggere – e nelle procedure delle forze dell’ordine (Tania aveva denunciato sette volte), ma che evidenzia anche il bisogno di inserire nelle scuole le ore di educazione affettiva, che siano proficue purché fatte da professionisti (psicologi, associazioni contro la violenza sulle donne, etc). La Legge prevede, infatti, che all’insegnamento dell’educazione civica siano destinate “non meno di 33 ore per ciascun anno scolastico”; ma non sarebbero più utili se dedicate a un’educazione che vada a prevenire la violenza di genere insegnando il rispetto, il consenso e la gestione delle emozioni?

E’ chiaro che la scuola da sola non è sufficiente e non risolva il problema della violenza, poiché è in famiglia che si dovrebbe partire attraverso un’educazione al rispetto.

Le altre parole in classifica Treccani, uno sguardo

Al secondo posto c’è “maranza”, parola che ha cambiato significato nel corso del tempo. Negli anni Ottanta e Novanta indicava soprattutto una persona considerata rozza e incline a mettersi in mostra. Oggi il termine viene utilizzato per indicare soprattutto giovani appartenenti a gruppi di strada, riconoscibili anche per l’abbigliamento e i comportamenti.

Sul terzo gradino c’è invece “fake news”, espressione ormai entrata stabilmente nel linguaggio quotidiano e utilizzata per indicare notizie false diffuse intenzionalmente, soprattutto attraverso internet.

La quarta posizione è occupata da “overtourism”, termine passato dal linguaggio specialistico a quello giornalistico e istituzionale. Indica il sovraffollamento turistico che può provocare conseguenze negative per i territori, i monumenti, l’ambiente e i residenti.

Segue “influencer”, parola legata alla diffusione dei social network e utilizzata per indicare personaggi capaci di influenzare comportamenti, scelte e acquisti del proprio pubblico.

Al sesto posto c’è “smart working”, espressione diventata di uso comune soprattutto durante la pandemia. Follower, al settimo posto, indica le persone che seguono un determinato profilo o personaggio sui social network.

All’ottavo posto c’è “rider”, utilizzato soprattutto per chi effettua consegne a domicilio, mentre “meme” occupa la nona posizione. Il termine, coniato dal biologo Richard Dawkins nel 1976, indica oggi soprattutto contenuti – immagini, video o disegni – che si diffondono rapidamente sui social.

Chiude la classifica “selfie”, l’autoscatto realizzato generalmente con uno smartphone o una webcam e spesso condiviso sui social network.