
Il risparmio gestito in Italia supera stabilmente i mille miliardi. Zucconi (FdI Vicenza) collega il recupero alla maggiore fiducia nel Paese.
Il patrimonio affidato alle gestioni professionali ha recuperato terreno dopo la flessione del 2022. Secondo una rielaborazione del Centro studi di Unimpresa basata sui dati della Banca d’Italia, il valore è passato da 901,9 miliardi nel 2022 a 972,4 miliardi nel 2023, 1.018,4 miliardi nel 2024 e 1.083,4 miliardi nel 2025. Nel primo trimestre 2026 si attesta a 1.073,2 miliardi.
La lettura politica dei numeri arriva da Enrico M. Zucconi, responsabile del Dipartimento Imprese di Fratelli d’Italia Vicenza. In una nota inviata alla redazione, Zucconi sostiene che stabilità politica, prudenza nella gestione dei conti e maggiore credibilità internazionale abbiano contribuito a ridurre il cosiddetto “rischio Italia”.
Risparmio gestito e fiducia nell’economia italiana
Il comunicato distingue comunque i dati dalle valutazioni: l’andamento dei mercati e le decisioni dei risparmiatori non possono essere attribuiti automaticamente all’azione di un governo. Zucconi invita però a leggere il recupero insieme ad altri indicatori, tra cui lo spread, i giudizi delle agenzie di rating, gli investimenti esteri e il turismo.
Il quadro conserva elementi di fragilità. Il debito pubblico resta elevato, mentre la crescita economica italiana continua a essere contenuta. Il contesto economico nazionale seguito da ViPiù richiede quindi una lettura prudente, separando i risultati statistici dalle interpretazioni politiche.
Per Zucconi la priorità è trasformare una quota maggiore del risparmio in investimenti nell’economia reale, nelle piccole e medie imprese, nelle infrastrutture e nell’innovazione. È anche la sfida indicata da Unimpresa: tutelare le scelte dei risparmiatori e, allo stesso tempo, creare condizioni capaci di convogliare capitali verso attività produttive.
Il superamento della soglia dei mille miliardi rappresenta dunque un dato significativo sulla solidità finanziaria delle famiglie. La sua relazione con la stabilità politica resta una valutazione del responsabile economico vicentino di Fratelli d’Italia, non una causalità dimostrata dai numeri.





































