Ex Lanerossi Schio, una folla ha accolto l’incontro sulle osservazioni al PUA: tra i relatori Fontana e Mezzalira (Accademia Olimpica) e Bevilacqua (Legambiente)

A riportare le osservazioni giunte al Comune sono stati Angelo Zanella e Brenno Sonego del Laboratorio Collettivo Architetti Altovicentino (LCAA)

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Ex Lanerossi Schio
Da sinistra: Giovanni Luigi Fontana, Alessandro Pozzan, Angelo Zanella e Brenno Sonego

A occhio e croce erano 150 le persone che hanno affollato il Salone San Giacomo di via Cavour 50 a Schio ieri sera, per ascoltare l’illustrazione delle osservazioni giunte in Comune in merito al Piano Urbanistico Attuativo (PUA) dell’area ex Lanerossi Schio.

Dico a occhio e croce perché, oltre al pubblico che è riuscito ad accaparrarsi una seduta in sala, molte persone si sono radunate nel corridoio adiacente e molte altre sono rimaste affacciate alla porta di uscita. Segno che l’argomento è d’interesse collettivo e preoccupa la cittadinanza. Ma di cosa parliamo?

Schio
L’affollamento del Salone San Giacomo ieri sera

Ex Lanerossi Schio: il Piano Urbanistico Attuativo

Nel 2022 all’asta fatta dal Comune di Schio per il rilancio dell’area è arrivata una sola offerta: quella di Marcello Cestaro, patron Unicomm, che si è presentato offrendo oltre 7 milioni. Dopo la dismissione dell’area iniziata a fine anni ’60, negli anni si sono succeduti progetti che non si sono concretizzati, fino al fallimento di Aree Urbane, precedente gestore, nel 2021.

L’8 giugno 2026, con delibera 82/2026 il Comune ha adottato il PUA di iniziativa privata in variante al Piano degli Interventi, “complessivamente rivolto alla rigenerazione urbana, all’efficientamento energetico, al contenimento di consumo di suolo libero e alla ristrutturazione urbanistica di un’area industriale dismessa in centro storico a Schio e pari a circa 110.000 mq”. Dopo il canonico periodo di visione al pubblico, dal 12 luglio all’11 agosto 2026 i cittadini hanno avuto la possibilità di presentare delle osservazioni.

Intanto, già il 20 agosto era scoppiata la polemica per il taglio di alcuni alberi all’interno dell’area Ex Lanerossi Schio: Legambiente aveva inviato una diffida, prima di Ferragosto, al sindaco, chiedendo di mantenere le alberature almeno fino alla conclusione del procedimento. Il sindaco Cristina Marigo aveva replicato che la bonifica Ex Lanerossi Schio era già stata approvata in Conferenza dei Servizi con Provincia di Vicenza, Comune, ULSS e ARPAV, e sostenuta dall’approvazione all’unanimità dell’individuazione del perimetro funzionale da parte del Consiglio comunale nel 2024.

A inizio agosto altre critiche si erano mosse dal lato politico: Giovanna Deon ed Erica Marconato per CCS e Carlo Cunegato per AVS  avevano obiettato sulle modalità con cui il progetto è stato presentato e portato al voto: non sarebbe stato avviato un reale percorso di partecipazione e le informazioni diffuse alla cittadinanza sarebbero state parziali. Nel mirino era finito anche il tempo concesso ai consiglieri comunali per esaminare il progetto: la documentazione sarebbe stata consegnata cinque giorni prima del voto, un periodo ritenuto insufficiente per approfondire un intervento di questa complessità.

Il progetto

Il progetto di bonifica approvato prevede la messa in sicurezza permanente dei terreni contaminati attraverso il loro isolamento e il successivo riporto di uno strato di terreno agrario di circa 50 centimetri-un metro. Si parla di nuova struttura commerciale di circa 5mila metri quadrati e la realizzazione di un parcheggio di circa 8.800 metri quadrati. Il progetto prevede la demolizione di gran parte dei manufatti presenti, escludendo il Villino Panciera, l’ex Guardiola su Via P. Maraschin e l’ex Tintoria su Via XX settembre, e la creazione di un grande parco urbano di circa 20.000 mq.

Ex Lanerossi Schio
Il progetto per l’area Ex Lanerossi Schio

Ex Lanerossi Schio: l’incontro pubblico ieri

All’appuntamento hanno partecipato il Laboratorio Collettivo Architetti Altovicentino (LCAA); Giovanni Luigi Fontana, AIPAI (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) e Università di Padova, oltre che attuale presidente dell’Accademia Olimpica; Paolo Bevilacqua, presidente del circolo Legambiente Schio Val Leogra; e Giustino Mezzalira dell’Accademia Olimpica. La moderazione è stata affidata ad Alessandro Pozzan di AGe Schio APS.

In apertura, Angelo Zanella e Brenno Sonego del Laboratorio Collettivo Architetti Altovicentino – costituitosi 2 anni fa e riconosciuto come Gruppo di Lavoro Territoriale dall’Ordine degli Architetti di Vicenza – hanno presentato le osservazioni (ben 51!) arrivate in risposta al PUA, andando a focalizzare l’attenzione sui temi ricorrenti presenti in esse. Particolarmente ricorrente è il tema ambientale e del verde, anche in ragione dei precedenti abbattimenti di cui sopra.

Di rilievo, secondo gli architetti, sono le modifiche delle categorie di intervento per gli edifici storici, secondo la scala dettata dalla Soprintendenza – i piani urbanistici comunali classificano i nuclei di antica formazione e gli edifici storici in 5 gradi di protezione/intervento crescenti, definendo l’intensità di trasformazione ammessa -: “la modifica della categoria di intervento del Villino Panciera, in pessime condizioni statiche e igienico sanitarie, da “restauro filologico” (cat. 1) a “restauro volto alla riqualificazione d’insieme” (cat. 3);
– la modifica della categoria di intervento per il rudere “ex casa colonica” da “restauro e
risanamento conservativo” (cat. 2) a “ristrutturazione edilizia con modifica della sagoma o
sostituzione edilizia” (cat. 5) per permetterne la demolizione ai fini della funzionalità della
nuova rotatoria su Via Pietro Maraschin”.

Da evidenziare, inoltre, che sarà necessario osservare l’aumento del traffico, in conseguenza a un nuovo insediamento commerciale.

L’intervento di Giovanni Luigi Fontana

A prendere la parola poi Giovanni Luigi Fontana, attuale presidente dell’Accademia Olimpica e fondatore, oltre che presidente per 20 anni, di AIPAI (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale), che ha definito l’area Ex Lanerossi Schio “ancora viva e suscettibile di promuovere nuovi processi di sviluppo umano, economico, culturale e sociale”. 

Fontana ha esordito sottolineando che l’area non è un’area industriale dimessa come tante altre, non è un vuoto urbano ma un pieno di storia e di memoria, centro delle trasformazioni della storia d’Italia e d’Europa, studiato tutt’oggi da studenti delle Università e dei Master internazionali. “Chi ha fatto il progetto dovrebbe sapere queste cose, prima si studiano e si conoscono i pregressi e le storie, poi si fa il progetto ha chiosato, tra gli applausi, mettendo in luce come non siano state valutate le precedenti analisi sull’area, tra cui il Concorso Nazionale di Idee del 1979-80, durante il quale 100 équipe mondiali hanno proposto delle ipotesi di rigenerazione sul luogo.

Il presidente dell’Accademia Olimpica ha sottolineato come il progetto non abbia considerato alcuni elementi tecnici, ad esempio la centrale termoelettrica sotto cui stanno le condutture, oltre che storici, come il fatto che via Maraschin era un’arteria di rappresentanza dove stavano le case dirigenziali e il PUA non può prescindere dal valutare il complesso in modo totale e non i singoli edifici a sé. L’ex assortissaggio, per esempio,  rappresenta il più importante archivio storico d’impresa italiano dell’Ottocento – il primo archivio d’impresa tutelato in Italia -.
Fontana ha evidenziato la necessità di convogliare sull’area un flusso di investimenti, progetti e iniziative all’altezza del luogo, per farlo tornare a vivere. “La conservazione e la valorizzazione dei siti è cruciale anche per la salvaguarda del patrimonio culturale immateriale” ha detto il professore dell’Università di Padova, riportando come il patrimonio industriale sia parte integrante del patrimonio culturale, a seguito della Riforma del Codice dei Beni Culturali. 
Fontana ha poi citato la Convenzione di Faro, trattato internazionale del 2005 che ridefinisce il patrimonio culturale come bene comune e diritto fondamentale per la crescita della persona: “Il trattato ha riconosciuto il diritto dei cittadini a partecipare alla sua gestione e valorizzazione, introducendo il concetto fondamentale, che io spiego sempre ai miei studenti, di comunità patrimoniale”.

Giustino Mezzalira e la preservazione del verde

Il fatto che per prima azione siano stati tolti degli alberi è – secondo Giustino Mezzalira – contrario all’evoluzione delle città in risposta al cambiamento climatico: “Se una città vuole che i suoi abitanti continuino a viverci in futuro deve piantare alberi”.
Il fatto poi che la bonifica preveda la messa in sicurezza dei terreni contaminati attraverso il loro isolamento e il successivo riporto di uno strato di terreno agrario di circa 50 centimetri per piantumare nuovi alberi non permette loro di vivere a lungo e in salute, ha chiosato Mezzalira.
Il progetto, secondo l’esperto, deve necessariamente tenere conto delle piante, del fatto che le nuove piantumazioni necessitano di molti anni per crescere e della competenza di professionisti utile per la scelta dei nuovi innesti.
“Qualcuno dice che tanto a Schio ci sono le colline, il Tretto, sì ma non è una città verde anche se ci sono boschi intorno” ha concluso Mezzalira.

Giustino Mezzalira

Legambiente e “il quartiere del futuro”

Paolo Bevilacqua di Legambiente Schio-Val Leogra ha esordito dicendo: “Il progetto si chiama il quartiere del futuro, i canoni di progettazione però sono quelli del passato“, facendo riferimento al fatto che le città saranno sempre più invivibili se non si cambia il modo di progettarle.

Il presidente Legambiente ha sottolineato come sia stato dato poco tempo per studiare il PUA “ben venga che pubblico e privato collaborino, ma qui mi sembra che ci sia una disparità”. Nelle osservazioni presentate, Legambiente ha riportato la preoccupazione nel vedere che l’area sarà trattata “tramite bonifica con il metodo usato nelle discariche a fine vita” e per il fatto che non sia stato pensato un fotovoltaico nel parcheggio progettato, oltre alla questione che di fatto il parco sarà circondato da case private.

In chiusura, data l’ora tarda, non c’è stata la possibilità di fare domande, ma il pubblico si è mostrato concorde con gli interventi fatti dagli ospiti, cosa che ha evidenziato dunque la volontà della cittadinanza di preservare il patrimonio industriale per i suoi valori storici e immateriali; i cittadini hanno mostrato un profondo legame identitario e affettivo con l’area Ex Lanerossi.

I relatori, infine, hanno convenuto sulla necessità di instaurare un dialogo tra pubblico e privato, senza tralasciare il valore storico dell’area, che non dovrebbe smarrire la propria riconoscibilità che rende Schio un gioiello agli occhi degli studenti stranieri.

Fontana, in conclusione, ha evidenziato comunque la bontà della scelta irrituale dell’Amministrazione comunale di Schio di ascoltare direttamente e singolarmente tutti coloro che hanno fatto delle osservazioni. Staremo a vedere, dunque, cosa accadrà al progetto.