Migranti, il ricercatore di Oxford: “Sfide comuni in tutto il mondo ma nessuno ha ancora la soluzione miracolosa”

18

(Adnkronos) – “Sotto molti aspetti, l’esperienza del Regno Unito riguardo alla migrazione illegale attraverso la Manica è simile a quella dell’Ue e degli Stati Uniti. Molte delle sfide sono comuni: la dipendenza dai paesi di transito per la gestione dei flussi irregolari, la capacità di migranti e trafficanti di adattarsi e reagire costantemente alle azioni delle autorità, e l’assenza di una soluzione ‘miracolosa’ in grado di arrestare immediatamente tali flussi”. Ad affermarlo all’Adnkronos è Mihnea Cuibus, ricercatore del The Migration Observatory dell’Università di Oxford, che inquadra la complessa dinamica dei flussi migratori verso le coste britanniche facendo dei paragoni anche con quanto sta accadendo nel resto dell’Unione Europea e oltre oceano, nei rapporti tra Messico e Stati Uniti. 

“Le peculiarità di ciascun caso sono legate soprattutto alla geografia – aggiunge Cuibus – ma l’intenzione dei singoli governi, ossia di scoraggiare gli ingressi illegali nei propri territori attraverso rimpatri forzati verso paesi terzi, è del tutto simile. Tuttavia, nella pratica, le cose non corrispondono per nulla alle intenzioni politiche. Sul fronte inglese, l’accordo con il Rwanda non è mai stato attuato e quello con la Francia ha portato al rimpatrio di appena il 4% circa dei nuovi arrivati da quando l’intesa è entrata in vigore, dal mese di settembre 2025. Analogamente, questioni legali e logistiche hanno fatto sì che un numero relativamente esiguo di richiedenti asilo sbarcati sulle coste italiane venisse trasferito in Albania per l’esame della domanda. Sebbene, questo, sia un meccanismo diverso dai precedenti: le persone a cui venisse concesso l’asilo sarebbero trasferite in Italia, mentre sia il piano per il Rwanda che quello per la Francia mirano a impedire ai migranti di restare in Uk”.  

Mentre i governi continuano comunque a stringere accordi, proprio ieri c’è stato un nuovo incontro tra il primo ministro Andy Burnham e il presidente Emmanuel Macron con sul tavolo il potenziamento dei controlli sulle coste francesi mentre i trafficanti si adeguano attraverso nuove strategie sia logistiche che geografiche. Rispetto al 2018, quando su un gommone viaggiavano in media sette persone, la situazione odierna è mutata radicalmente. I trafficanti puntano a minimizzare il numero di imbarcazioni per massimizzare il carico.  

Oggi si viaggia su scafi stipati con oltre sessanta passeggeri, e in un caso limite registrato lo scorso 10 agosto le persone a bordo erano ben 230. Questa strategia aumenta a dismisura i margini di guadagno dei criminali, ma alza parallelamente il tasso di mortalità nelle acque della Manica. A questa mutazione logistica si aggiunge uno spostamento fisico dei punti di partenza. I massicci finanziamenti di Londra alle forze dell’ordine parigine hanno aumentato la pressione sui litorali di Calais e Dunkerque. L’effetto domino è evidente: i trafficanti spostano gli imbarchi sempre più a nord, fino a raggiungere le coste del Belgio. Si apre così una rotta marittima più lunga, esposta e pericolosa. 

I dati aggiornati a metà agosto confermano la portata strutturale del fenomeno, con il Ministero dell’Interno britannico che ha rilevato oltre 15.000 arrivi. Numeri sempre molto importanti, anche se l’anno precedente si era chiuso con più di 41.000 sbarchi, secondo solo al picco di quasi 46.000 del 2022. La quasi totalità delle persone, tra il novantotto e il novantanove per cento, presenta domanda di asilo una volta toccato il suolo inglese, con un tasso di riconoscimento calcolato dal Migration Observatory e dalla Camera dei Comuni che si attesta poco sopra il 70%. L’Eritrea domina le statistiche coprendo quasi un quinto dei flussi, seguita a distanza da Afghanistan, Sudan, Iran e Somalia. (di Alessandro Allocca) 

 

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)